della-benevolenza

della benevolenza

Non libero la sedia e non mi metto gli occhiali perché tanto, dico, non ho tempo e do solo un’occhio veloce. Dopo un quarto d’ora che sono inginocchiata per terra e che sto a tre centimetri dal monitor per leggere mi abbandono all’evidenza. Adesso mi metto gonna, calze nuove a righe, che finalmente le ho trovate (anche se non parigine… sopporteremo), stivali nuovi, una maglia qualsiasi e mi guardo la prima puntata della nuova serie del dr. House mente aspetto che tia – e qui sembra effettivamente una donna – sia pronto per andare poi a trovarci al cinema a Vercelli. Mentre rientravo, notando i nuovi lampioncini nel vialetto di casa ormai terminato, mi rendevo conto che effettivamente l’ipotesi di un virus non è poi così malsana. Ci sono giorni dove incontri solo stronzi, che ti vogliono uccidere sulle strisce pedonali, sugli scalini della metropolitana, che hanno sempre più fretta di te in coda, che ti guardano storto. Poi ci sono giorni dove trovi solo gente gentile, che saluta – poveri, sapessero, che io non ho la più pallida idea di chi siano dei miei troppi vicini – o gente che ti da consigli su dove prendere le sigarette e ti saluta sorridendo. Il virus della gentilezza ogni tanto lo spruzzano e chi non è vaccinato ne subisce gli effetti per qualche ora, rendendo la vita più serena a me. Che, per la cronaca, ne sono assolutamente immune.

del-perche-poi-ci-sono-i-litigi

del perché poi ci sono i litigi

Ma su cosa cazzo dovrei farmela, sta risata? Sul rileggere che dopo tutti sti mesi io continuo a prendermi della pazza di turno, quella con la fervida immaginazione che si immagina tutto, quella che fa discorsi che non stanno mai né in cielo né in terra, quella che dà i numeri, e questo dopo che lui si lamenta che gli faccio notare difetti che sì, sono veri, lo sa, ma non gli piace che glieli si facciano notare. Mentre io sono qua a lasciar ripetere, ancora e ancora, i difetti che non ho. Che grande risata, sì. E che volevo far pace. « ma quello che cazzo non capisci è .. ». Già. Quello che cazzo non capisco.

dei-post-che-mero-dimenticata-di-postare

dei post che m’ero dimenticata di postare*

In questi giorni sto scoprendo le proprietà terapeutiche del polline, inteso come ricostituente, inteso come vero polline. Mi sembra d’essere un po’ meno stanca, fisicamente. Per tutto il resto lo sono come prima, invece. Stanca di chi sente solo quel che vuol sentire, di chi vorrebbe essere stato avvisato che stava per fare un errore – ma, così, quando mi iniziate a lavorare seriamente? – di chi ha tante parole sempre per tutto, di chi si comporta in modo strano. Stanca di dover socializzare, nonostante abbia riscoperto più voglia di farlo che in passato; forse perché trovare persone con cui parlare è naturale stupisce e rallegra. A casa ho dei gnocchi di zucca da finire e una zucca da cucinare, questa settimana. Dei gatti da sfamare.

* perché erano tutta una serie di post inutili, forse?

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