Quand’è che lasci il cretino con cui stai? Diceva più o meno così, no, quell’sms? Avevamo anche litigato, quando l’ho ricevuto. E come al solito non ho risposto. Che avrei dovuto dire? Se questa domanda me l’avesse fatta chi mi conosce in tutto, avrei risposto con un sorriso; un sorriso di quel tipo, che sarebbe stato interpretato per quel che voleva dire: chiamalo cretino, chiamalo come vuoi, ma come si fa a dare un’aggettivo a un sentimento? E hai voglia a trovarne dopo, di aggettivi, a formare una trapunta spessa in cui avvolgere tutto, tutto il boccone amaro. Aggettivi che restano attaccati come come una calamita sulla plastica; io mi prodigo, continuo ad attaccarli, e loro continuano a scivolare, lasciando la superficie libera, lasciando che l’amaro continui a scorrere. Ci penso, e spesso, anche io, sì. E’ solo che ci pensiamo in modi diversi e sicuramente il tuo è quello della persona forte e sicura di sè, il mio è quello della cretina della situazione. Riavvolgo il nastro e lo ripercorro, fotogramma per fotogramma, e catalogo gli errori. I miei, i tuoi e i nostri. E sarei pronta a spergiurare di saperli ormai tutti, e di essere una brava alunna durante la lezione dell’impara da essi. Quante altre volte l’ho fatto nella vita! Quante altre volte ho giurato che ancora un’ultima volta, che avevo capito, che si doveva solo lasciarmelo dimostrare! E quante volte è stato sbagliato, quante volte mi sono resa conto che gli errori si imparano ma questo non proibisce di rifarli. Ma quello che fa più male è pensare a quando è stato giusto. A quando quell’altra occasione è servita, a quando la lezione era stata imparata, gli errori superati e il passato redento, le macchie cancellate. Pensare a quando il tempo giusto e il tempo sbagliato hanno generato cose così diverse, tra loro.

Lo leggi ancora il blog? Non l’ho capito, se ti riferivi a un vecchio post o uno nuovo (che poi, da quant’è che non parlo di te?). Se non leggi con fretta e superficialità, il messaggio dovrebbe essere chiaro, il riassunto del post. La pagina non è voltata, per me, sono ancora qui in attesa, del nulla, ma in attesa, perché non saprei, nè voglio sapere, dove altro andare. Vorrei poter dire che nemmeno io sono così fredda da leggere una cosa del genere da qualcuno che nonostante tutto ancora mi manca e restare in silenzio, restare ferma sulla mia posizione; ma non è vero, l’ho fatto tante volte, e so qual’è, semplicemente, la molla che non scatta più nella testa e nel cuore. Quella che fa sciogliere, se vogliamo usare termini sentimentali. Quella molla che fa dire « al diavolo tutto, la logica e tutto il resto ». Mal che vada si rifaranno gli stessi sbagli, ma tanto la vita sarebbe un susseguirsi di sbagli comunque, cambia solo la persona con cui li fai. So cos’è che manca, quando ci si volta dall’altra parte in questi casi, e non c’è niente da fare, per quello sto qui, a non far niente. Quando vorrei fare tutto, davvero tutto, per convincerti del contrario.