In questi ultimi mesi mi sono presa una vacanza dal lento e fastidioso processo di riconciliarmi con il mio corpo. Quindi adesso tutti gli esami, le prenotazioni, i numeri di telefono, l’elenco di cose da fare sta chiuso in una scatola; riprenderò tra un po’, ecco. Rinuncio a capire il motivo delle fitte alla testa, per la schiena c’è sempre tempo – non peggiorerà in tre mesi il male che ho avuto per dieci anni – e per il dente, beh, è lì; ogni tanto fa male, ogni tanto no, ma preferisco così, per ora, all’idea di un’operazione potenzialmente paralizzante. In tutto questo, ho smesso di prendere qualsiasi tipo di medicina, tornando alla mia filosofia del « c’è un motivo per ogni male e lasciarlo sfogare è certamente la soluzione migliore ». Ed ho scoperto che smettere di prendere quella specie di sonnifero e insieme i cerotti anticoncezionali mi ha riportato alla mia normale (in)stabilità umorale, non a quella specie di baratro di vorticose emozioni in cui vivevo prima. Cioè, onestamente, vado a dormire immaginando di che marca saranno le scarpe che ho visto stamattina, non al significato della vita e della morte. Il che ha i suoi lati positivi e negativi. Vivo meglio, posto meno sul blog e rileggendo (che cosa brutta da fare, me lo dico ogni volta) anni, mesi indietro, mi rendo conto che forse un giorno ho appallotolato la mia anima introspettiva e sentimentale e l’ho buttata da qualche parte, probabilmente dove ho buttato via anche un sacco di altre cose. Sarebbe da capire quale tra queste cose è positiva, e quale no.

(che titolo evocativo per un post fuffoso… stasera sono così: altisonante)