Il post di stamattina era, diciamolo, un po’ enfatizzato. Le uniche cose che non mi fanno dormire in questi giorni sono il caldo, o la pioggia (sì, perché se c’è un uragano uno cosa fa dopo aver corso per casa a chiudere finestre, se non tirare fuori il cavallettod esercitarsi?). In realtà in questi giorni le cose vanno … non bene, no. Ma nemmeno male; nemmeno come un mese fa, o due mesi fa, o tre mesi fa; non mi sento amata da nessuno, come prima, ma almeno adesso non c’è nessuno che si presuppone debba farlo. Adesso non può succedere che io mi perda in piena notte perché sono andata in un posto sconosciuto per qualcun altro cui ho prestato il navigatore e che mi ritrovi con la persona che se ne dorme dall’altra parte del telefono come se niente fosse; almeno adesso non mi viene da pensare praticamente a ogni minuto che &%$£, mi merito non dico chissà che cosa, ma sicuramente di meglio sì. E di meglio sarebbe stato perfino chuck, per la cronaca, che sta zitto, sì, come quell’altro, ma sempre, quindi non è nemmeno sempre lì a dar contro o a dire cose che non stanno né in cielo né in terra. Ecco, insomma, va meglio. Ma non va bene. Come non va bene da anni a questa parte. Manca qualcosa, sto male, e non so ancora cosa cercare. Ma da settembre inizieranno a cambiare un po’ di cose, un po’ di dettagli, un po’ di routine quotidiana. Palestra, meditazione, lavori, hobby. Vorrei fare in modo di non avere più il tempo pratico per vedere altre persone, perché ne ho abbastanza, perché voglio solo stare da sola, perché è la scelta migliore.
Ora tocca stirare e iniziare a fare la valigia, che domenica – ma sto già valutando di anticipare a domani – me ne vado a Biella, al fresco, ad aspettare di partire martedì.