Qua siamo in piena fase sperimentazione. Ché noi guardiamo quelle serie televisive, tipo Sex & The City, e fanno ridere solo perché non ci sei passata, tu, di lì. E guardi la vita di certe persone che non saltano un aperitivo solo per trovarsi qualcuno che tenga caldo il letto e ti dici che succede, sì, ma non a te; succede solo a quella categoria di persone, perché nemmeno tu ci staresti più d’una notte – e spesso nemmeno quella – con persone così. Poi ascolti i racconti delle colleghe, e ti ritrovi lì con il tuo ultimo Long Island in mano a dire « oh mio dio ». Sono come loro. No, no, non io; loro. Gli uomini con cui sono stata io sono come i loro. Meglio. Le storie in cui sono passata io sono come le loro. C’è sempre un uomo seguito da un qualche aggettivo. Non che abbia tutta questa esperienza, intendiamoci. Comunque, siamo in fase di sperimentazione, dicevo. C’è questa novità della porta che si chiude e si apre un portone, ma con in mezzo un bel corridoio. In parole povere, non c’è nessuno ad aspettare dietro l’angolo che io termini la mia storia; non c’è nessuno che è il motivo per cui lasciare quello prima. E quindi c’è il corridoio di solitudine di mezzo. Il mio ex mi mancava per determinati motivi, ben chiari, che gli ho anche riferito più volte: le cose succedevano e mi mancava condividerle con lui; ricordo il giorno in cui ho firmato il mio aumento e ricordo che tornando a casa avrei voluto solo chiamarlo per dirglielo, perché mi sembrava così inutile, altrimenti. Invece lui non mi manca per questo, forse perché non abbiamo (ho) mai condiviso un granché. Lui non mi manca come persona con me. E’ complesso da dire. Poi magari sto dicendo una cosa ovvia, ma capitemi, per me sono tutte novità. Lui mi manca come persona a sè stante, come voce, come espressioni. Chissà perché questa differenza. Beh, aspettiamo di proseguire con la fase sperimentazione. Chissà quali novità ha in serbo per me sto corridoio del cazzo.