Leggo su blog altrui di cazziatoni ricevuti nell’ultima settimana. Da hostess, commesse, tutti addetti al servizio. E mi vengono in mente i cazziatoni che mi prendo io, invece; che poi non sono quasi mai espressi così, sono sempre camuffati da note, appunti, ti volevo solo dire che. Io spazio dal capo che mi cazzia perché tolgo qualche minuto della mia pausa caffè per compilare un provvisorio calendario ferie dei miei colleghi – e sì che mi pesa pure ad alcuni chiedere quando faranno le ferie, però o è di tutti o non serve a niente – in modo da facilitargli il compito – lo guarda, lo valuta, se va bene accetta e siamo tutti felici, se no se la sbriga con chi di dovere, insomma, avete mai visto qualcosa più in buona fede? No, lui mi cazzia. Poi il collega che durante la geek dinner si risente, o meglio, mi fa notare – a posteriori, ovviamente, che il mio dire « carina quella » da lui non è ben accettato. Io esco con soli uomini nel pieno della loro vita sessuale da quando avevo tredici anni e ho dovuto sentire dire questa cosa migliaia di milioni di volte (al giorno, s’intende), quindi mi sono prima uniformata, e poi ho semplicemente imparato ad apprezzare anche l’estetica femminile, e adesso scopro che non si deve fare. Poi dico a lui che vorrei passare qualche giorno tranquillo, quindi, in altre parole, se può per questi giorni dormire altrove, e oggi scopro che se propongo di uscire venerdì sera non ha senso e vengo cazziata perché faccio cose incomprensibili.
Non ho idea, non capisco, se è un problema mio o del resto del mondo. Se sono io, che do troppo peso a queste cose, o se è il mondo che per qualche assurda coincidenza trova estremamente facile rimproverarmi qualcosa. Però ogni giorno, potrei compilare un libretto con questi rimproveri, con questi inutili « consigli per gli acquisti ». Quasi quasi ci faccio un blog.