La visita di oggi ha stabilito che no, non è cefalea (e sti cazzi; avevo tentato di dirlo alla mia dottoressa psicopatica ma era già partita in quarta, tra la prescrizione di un libro e quella di un corso di tai-chi) in quanto non è malditesta (e non ci voleva un medico per dirlo); però mr. simpatico, tra una battuta sui miei 45 anni portati benissimo per via dell’anagrafica errata e una martellata sul ginocchio, ha deciso che secondo lui è un disturbo del sonno, perché i sintomi corrispondono. Quindi dopo aver suggerito di fare più vacanze (dipendesse da me) mi ha chiesto di fare uno strappo alla regola delle no-medicine e prendere questa medicina; diciamo che va bene, che medicina è di preciso? un antidepressivo che preso a una posologia più bassa dovrebbe migliorare il sonno. Quindi nel giro di un mese dovrei non avere più fitte alla testa, perdite d’equilibrio, sensazione di stanchezza etc etc. E magari mi migliora anche l’umore, non essendo più stanca, dice lui. Rigiro ricette tra le mani, osservo elettroencefalogrammi come se fossero segnali di extraterrestri lasciati senza chiave di lettura, segno date di inizio cura, intensificazione cura, previsiti risultati e future visite di aggiornamento, e penso ai sintomi, alle cause, ai perché, ai periodi. A come certi pensieri e comportamenti osservandoli nel tentativio di immedesimarmi in un estraneo non sembrino logici nè in linea con gli altri. A come rifiuto a priori una possibile diagnosi e questo mi fa sentire ipocondriaca perché intepreto il rifiuto un’ammissione camuffata e questa non è una cosa che ci si autodiagnostica. E’ un po’ un circolo vizioso.