Tornavi da Londra. Qualcuno mi diceva che ci pensavi ancora, a me; nonostante gli anni. Entro ed esco dal sogno lucido, so che chi me lo ha detto era in sogno e so che non è vero. Ci vediamo a casa tua. Tu non sei più tu, sei orribile e sfigurato, ma il ricordo è più forte. Ci sono fienili e corse dalle finestre. Qualcuno chiede se hai un acquario.
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C’è la casa – due volte più grande – allagata da quelli del piano di sopra. Io e te andiamo su, ma da loro è tutto a posto. Torniamo giù, e l’acqua di un azzurro inquietante traspira da soffitto e muri. Arriva mia madre che non ce la faceva più in pellegrinaggio e finisce prima, ma non vuole tornare a casa per non doverlo ammettere. In macchina noi tre, lei scende per il paese, scendo anche io, e non riusciamo a ritrovarci – un po’ come al supermercato.