Appendo l’ultimo regalo, metto su i miei pantaloni da casa preferiti, la magliettina della nike, metto via le cose portate da casa; dolci, formaggi, portacandele. Tiro su i capelli, apro le finestre, lavo i piatti, pulisco il divano, valuto quando passare l’aspiapolvere. Mi guardo intorno, guardo fuori dalla finestra; come me, un vicino guarda la partita, appoggiato alla ringhiera delle scale; tiro giù le veneziane e chiudo fuori eventuali occhi estranei. Aspetto che si scarichi l’ultima puntata di Lost; ometto risposte a sms fingendo di non essere reperibile, e in effetti sono in un posto solo mio, dove ci sono solo io. Inarco la schiena e sento ogni muscolo far leggermente male per essere stato strattonato, tirato dalla rabbia di ieri. C’era tanto posto nel borsone, per infilarci i vari regali ricevuti. Tanto posto perché questo weekend ho lasciato là parecchie cose, quelle che non si vedono ma quando non ci sono ti accorgi di quant’erano pesanti e presenti e di quanto riempissero ogni spazio, lasciate sulla terrazza dietro l’ospedale, da cui si vede tutta Biella, limpida come quella sera in cui avevo una giacca nera lunga fino ai piedi. Le lacrime, quelle no, me le sono portate dietro; un angolino, per loro, lo si trova sempre, che sia anche solo l’angolo di un occhio.