Sbaglierò io, eh. A essere così pressante da pensare che quando si lavora, quando le giornate passano senza nemmeno vederle, un weekend di due giorni sia un’occasione per stare con la persona che si è scelta. Per vedere posti, per fare cose, per tutto.
D’altronde, continuano tutti a farmelo notare. Sbaglierò io qualcosa di fondo. Mi dicono che non devo partire con il presupposto che non ci sia la voglia di vedersi ma il contrario. E io ci metto tutta la mia buona volontà. E per tutta, giuro, intendo tutta. Solo che poi mi sento dire appunto questa frase, quella del « due giorni mi annoiano » – mica tanto isolata, mica tanto fuori dallo schema che si ripropone ogni weekend – solo che questa volta, invece di un’impegno, un motivo, una scusa che mi fa sembrare una despota che pretende di avere diritto di scelta sugli impegni altrui, questa volta non c’è niente; c’è la sensazione, quella che si vedeva bene pure le altre volte, non era così ben camuffata, se ne sentiva l’odore. E allora io cosa faccio? Respiro e immagazzino aria che va a infilarsi nei buchi lasciati dagli ennesimi pezzi di me spezzati con noncuranza. Continuo a usare tutta la mia buona volontà. Tutta. Finisco di cuocergli le uova sode, continuo a cucinare, mangio, finisco di guardare il film che avevo iniziato, mi infilo a letto, non rifuggo le sue mani, rido alle battute, tutto questo nonostante abbia in testa un milione di pensieri che si rincorrono su decisioni che vanno prese perché lasciare che le cose vadano da sè alla deriva è troppo contro se stessi per farlo ancora. Mi sveglio il giorno dopo e il letto è vuoto e io ho un attimo di smarrimento; in casa non ci sono rumori e mi rendo conto che sarebbe così, sempre. La mia salita inizia già alle 8 di mattina. Coraggiosa, io? Io vorrei solo una scusa, un pretesto, per dire che mi ero sbagliata. Anche se non è vero, anche se non lo penso. Voglio solo dire di essermi sbagliata e continuare ad accontentarmi delle briciole, perché preferisco quelle al nulla.