La sacher è infornata. Ora cerco la ricetta dei sospiri e preparo il dolce per me. Anche se non è che abbia molto tempo, quindi alla fine lascerò perdere e opterò per lavare tutte le cose usate per la torta e mettermi a guardare Zorro. Sei anni fa, a questa stessa ora, mi trovavo sul bordo di una piscina riscaldata al coperto sconosciuta a tutti eccetto che noi, con vetrate che davano sul deserto. Domattina, sei anni fa, mi sarei svegliata con un tavolo della colazione cosparso di strani fiori rossi, di cui ho ancora le foglie in qualche scatola, un regalo che, ahimè, era stato dimenticato in un altro stato ma c’era, panini caldi e la mia mano tenuta dalla mano di qualcun altro. Domattina, di questo tempo, mi sveglierò stanca e mi metterò in macchina in mezzo al traffico del ponte per andare a sentire i miei litigare; stanca perché tra un’ora prendo la macchina per raggiungerlo a trascorrere la manciata di minuti che mi ha concesso – non di più, perché trova assurdo stravolgere i suoi piani sul dove dormire solo perché io avrei voglia di vederlo. Tra sei anni io starò per compiere 31 anni, durante la consueta notte delle streghe, avrò trentuno milioni di creme antirughe sul ripiano dove ora c’è il tonico per la pelle, non avrò più gatti e leggendo questi post troverò un senso a quello che sto facendo; ora no. Ora sono solo 25 anni in cui guardo avanti, indietro, di lato, e giuro, non mi capacito di nulla, brancolo nel buio più totale. Sarò anche fortunata perché è da una vita che ho le idee chiare sul lavoro e ho ottenuto tutto quello che volevo, in quel campo, ma baratterei volentieri queste sicurezze con un lavoro precario e la comprensione di cosa si sta facendo del resto della vita e perché.