Venerdì è stata la giornata della mutua. Prima, elettroencefalogramma in ospedale; i risultati arrivano venerdì e la dottoressa si è rivelata decisamente gentile facendomi sapere che per comodità, potevano tranquillamente mandare i risultati all’ospedale vicino casa mia (a saperlo prima mi risparmiavo un bel viaggio). Poi ho portato la vecchia radiografia al dentista, che mi ha informato che il dente del giudizio da togliere è in una « posizione molto critica » e ha iniziato a parlare di TAC e problemi; ho avanzato un timido « magari però in due anni s’è spostato »; ho fatto quindi mezz’ora di coda per prenotare la nuova panoramica e sentirmi dire, mentre lanciavo il bigliettino del numero contro il vetro dello sportello e imprecavo, che lo sportello unico prenotazioni e pagamenti è finto e quello avrei dovuto pagarlo e prenotarlo da un’altra parte. Verso sera sono andata dal sostituto del mio medico di famiglia (che tra ferie e suoi impegni improrogabili ho visto solo una volta, per la serie « sempre disponibile ») a far vedere le lastre lombari e sentirmi dire che è meglio se faccio la visita ortopedica in un buon centro (suggerito Vigevano), vista la situazione « critica », perché pare non sia normale avere irregolarità alle vertebre alla mia età e senza motivi precisi. Io, comunque, ogni volta che mi trovo sola a perdermi in ospedali che sono peggio di labirinti, a non capire dove pagare, quando prenotare, se bussare o aspettare – come cavolo fanno gli altri a saperlo? – e ad ascoltare e sorridere ai vecchietti che si tirano su il morale a vicenda sugli ascensori dicendo cose tipo « anche lei così giovane è in ospedale, non solo noi vecchi », tutte queste volte ho la tentazione di sedermi e mettermi un attimo a piangere, per sfogarmi. Forse è per questo che non ci sono panchine o sedie nemmeno lungo corridoi infiniti.

Per chi se lo sia chiesto e me l’abbia chiesto in passato: sì, ultimamente parlo spesso di visite. Ma sono quasi tutte di routine e dovute ad un accumularsi di cose da controllare che non ho avuto modo di fare in passato perché, per quanto la sanità sia pubblica e io sia tutta la vita che ne pago le tasse, fino a poco tempo fa questa trafila di visite, no, non me la sarei potuta permettere.