Ieri sera ho fatto una quindicina di carotine di zucchero (tipo queste, per capirci – ma ovviamente più belle). Ora, con la pasta avanzata, farò un centinaio di foglioline e qualcos’altro di arancione (anche se ancora non mi viene in mente nulla). Poi ne farò altra, bianca, e farò dei frangipani bellissimi. Dopodiché, un giorno farò i cupcakes alle carote, ad esempio, ci metterò sopra la mia mezz’ora di lavoro e in secondo le mie carotine saranno – puff! – andate, in qualche stomaco chissà dove, perse per sempre; sono già infastidita solo al pensiero. Ma è necessario mangiarle? Chiederò che venga fatto, almeno, con la dovuta riverenza. A parte questo, stasera andrò a casa presto per sistemarmi un po’ prima di andare al messicano, aspetterò jd che giustamente mi accompagnerà dall’ottico a prenotare i nuovi occhiali, maledirò il fatto di non avere niente da mettere – nonostante stia accumulando più vestiti che polvere, in casa, ed è tutto dire – e di non avere un paio di scarpe nere comode – cosa che mi sta scombinando la vita, praticamente, stravolgendo gli abbinamenti a cui ero affezionata. Oggi cercherò invece di lavorare senza morire, qua, guardando lo schermo con i caratteri aumentati che anche mio nonno li vedrebbe meglio. E domani sarà sabato, che vuol dire dormire di più, essere svegliata da jd che alza la tapparella per far entrare il sole e fare colazione con lui, fare un paio di giri (c’è anche in programma l’aquisto di un tv, udite udite) ed averlo per me tutto il giorno; mi faccio schifo da sola a pensare a quanto sono felice.