Ieri sono andata a ritirare gli esami, ponendo fine all’agonia che durava da quasi una settimana – ero arrivata a sognarne gli esiti. Gli altri risultati arriveranno domani e il signore che mi ha consegnato la prima parte mi ha detto, con aria truce, di non andare a ritirarli direttamente ma di chiamarli prima; « ah. perché? » e lui, impassibile e serissimo: « non si sa mai. »; ho perso tre anni di vita. Li ho aperti tutta tremolante per strada e ho iniziato a farcirmi la testa di termini mai sentiti se non in lontani romanzi esotici. Poi, in ufficio, mi sono attaccata in internet a controllare i valori che non sono nella norma ed ecco il resoconto delle cause: cirrosi epatica, epatite tossica, infezioni gravi, neoplasie epatiche, toxoplasmosi, glomerulonefrite, cistite acuta o cronica, neoplasie della vescica, prostatite, uretrite, traumi, malnutrizione, alterazione della funzionalità dei reni, ustioni. Comunque, diciamo che su una trentina di valori, il fatto che solo tre siano fuori o al limite della fascia di riferimento è rassicurante. Oppure preoccupante, visto che non ha senso che una persona che non mangia mai, nè ha mai mangiato, verdura, pesce, grandi quantità di carne rossa e un sacco di altre cose nutritive che mi dicono dalla regia siano piuttosto indispensabili, abbia i valori normali, soprattutto quelli influenzati dalle vitamine. Anche perché il multivitaminico che doveva durare un mese, una al giorno, è ancora lì da novembre.
Cercherò di vederla in modo positivo: sono l’unico essere vivente a non aver bisogno di mangiare erba per star bene; quindi posso pensare anche di disdire la prenotazione della bara (sia mai che cresco ancora da qui al giorno della mia morte).