Rido, rido tantissimo in ufficio. Rido ad alta voce leggendo chinaski, del suo help a nuvoletta, rido leggendo il libro che ho sul comodino (leggi: nella borsa), rido guardando i video di talentuno sul sito, rido alle battute dei colleghi e alle volte rido e basta, guardando il soffitto e pensando alle risate satroniche. Finisce la giornata, prendo il treno, vado a casa, metto in ordine, monto il mobile (leggi: un paio di viti prima di scocciarmi), mangio gli spaghetti di riso avanzati, faccio una doccia, mi peso sorridendo soddisfatta a quel numerino che scende e scende, mi vesto carina (leggi: nel modo che teoricamente dovrebbe piacere a qualunque uomo) e faccio mezz’ora di strada per andarlo a trovare, che ci siamo visti stamattina ma l’idea di non vederci per due giorni interi (:O) suona ancora malissimo; che ci si può fare, i ragazzini nella prima settimana d’ammore sono così (leggi: felici come una nuvola).