Non lo so, come chiamarlo se non con strani acronimi che comunque niente hanno a che fare con la situazione così com’è e non so in che termini parlarne. Perché non voglio ammettere, non voglio ricapitolare una cosa che per quanto si stia volutamente costruendo con basi logiche e razionali e pragmatiche, ha fondamenta ben diverse e decisamente irrazionali perché coinvolgono sentimenti; sentimenti scomodi e difficili da accettare, per chi si era ripromesso di non provarne, non ora, non con una persona così e non in una situazione del genere. Ma far finta che non ci siano, o continuare a sperare che sia una cosa intimamente costruita solo per scusare il fatto di non poter controllare sè stessi è inutile e controproducente. Io ho cercato dall’inizio di non fare errori; di non dire cose, di non pensare cose, di evitare situazioni che, insegna il passato, non avrebbero portato a nulla di buono; e quando mi sono accorta che non potevo andare così tanto contro corrente ho desiderato di poter almeno scegliere la direzione, cambiandola nettamente rispetto a tutto il resto, rispetto a tutti gli errori. Non sembra stia funzionando molto, quasi nulla, niente di tutto quello che vorrei fare. E non riesco ad abbandonarmi all’idea che se mi fa essere felice allora è giusto, anche se sembra così perfetto, così reale.