Definire la giornata di oggi stressante, sarebbe un eufemismo. In qualche modo mi sono svegliata presto abbastanza, dopo 5 ore di sonno, per pettinarmi e stirare i vestiti e andare in ufficio in orario. Quindici minuti di ritardo del treno hanno già cominciato ad agitarmi. Certe letture mi hanno lasciato addosso un non so che. E poi l’ufficio, l’ufficio. Le mezze parole, le interpretazioni, sms con un collega mentre eravamo seduti a 2 metri di distanza, i bicchieri di vino, il regalo del capo, la busta paga, le mille cose da fare, la scoperta di aver sbagliato a contare e mancano non cinque, ma quattro giorni lavorativi alla consegna, l’agitazione, le vendite promozionali – altri trucchi e creme a casa mia che non so più dove metterli -, e le frasi che mi fanno attorcigliare lo stomaco e pensare a quello che avevo accantonato per tutta la giornata, gli auguri con i bacini sulle guance, chi non ascolta cosa dovrebbe e sai che dovrai rispiegarglielo, i favori da chiedere a chi ha già altre cose da fare, i commenti strani che pagheresti per sapere di chi sono, la preoccupazione che forse la scorsa settimana ho sbagliato nel fare una cosa e forse sarà inevitabile pagarne conseguenze – non sono una che impara dai propri errori. Sono arrivata alla macchina in piena crisi di panico, ho chiamato chiedendo di andare a mangiare fuori perché non ce la facevo ad affrontare l’idea della spesa, della cucina, del pulire. Ho pianto un po’, perché a me più di ogni altra cosa il nervoso – anche quello solo agitato – fa sempre piangere. E anche per tanti altri motivi. Poi spesa, cucina, lasagne, albero di natale, barzellette, prove di fotografia, youtube tutti insieme e adesso letto, e ho dimenticato molte delle cose di oggi. E domani sarà tutto nuovo.