Ho quasi finito di cuocere i 42 cupcakes. E quasi finito di leggere Harry Potter che per la cronaca, ieri, mi ha fatto perdere la fermata del treno, talmente ero presa, e passare una brutta mezz’ora in una brutta stazione prima di poter tornare a casa. Andrò poi a dormire con le nuove puntate di Will & Grace e con la sveglia presto: domattina c’è la fase decorazione dei suddetti cupcakes. Poi andrò a Biella, andrò a cercarmi un paio di scarpe e farò un giro nel supermercato in cui mi assicurano sia stato avvistato il fantomatico pacchetto di zucchero a velo più grande delle porcherie di 125g che ci sono qua (è ormai diventata una fissazione insostenibile). Uscirò con Tia e passerò una serata serena. E magari potrei trovare qualche vecchia conoscenza che mi dica quanto sto bene adesso che ho qualche chilo in meno o adesso che tengo i capelli ricci o qualsiasi altra cosa (se sei in ascolto, dio, questa è una specie di preghiera). Domenica porterò i miei piccolini al banchetto di beneficenza e li vedrò vendere per 2 euro l’uno – spero non di più; se li vendono tutti (ma conto di arrivare là con molti di meno, conoscendo la mia famiglia) sarebbero un po’ di soldi dati ad un’associazione che mi interessa (e io che credevo non ne esistessero).
E per l’intero weekend non ripenserò al fatto che stasera ho lanciato fuori un sacchetto e richiuso la porta a quattro mandate in tempo per vedere la sua ombra, proiettata dai fari del campo da calcio, sulla parete di fronte, mentre entrava nel pianerottolo; e tutto è come imploso su se stesso.