Ricordo Oceano Mare, come entrava ed usciva dalle mie giornate con la sua casualità, questo titolo di libro. Ricordo come iniziai a leggerlo quasi per disperazione, pensando che così avrei potuto porre fine a quella concatenazione di eventi che volevano farmelo leggere a tutti i costi. E ricordo quanto mi aveva legata a lui la scoperta di leggerlo nello stesso momento senza saperlo, il fatto che lui, il lui di quei giorni, lo adorasse; ricordo come avevo pensato che fosse un’incredibile coincidenza, che fosse un segno del filo rosso del destino, un nome altisonante per indicare quello che vorrei trovare, un legame fatto non solo di praticità e tempo insieme e razionalità. Ricordo quanto poi mi è sembrato inesistente, quel filo, o perlomeno temporaneo, debole ed evanescente. E cerco di immaginarmi tra qualche anno a ricordare le stesse cose rivolte a questo tempo, a questa persona. Quello che ora sembra un legame indiscutibile, un legame che esula dalla praticità di questo mondo, con il tempo si rivelerà per quello che era: qualcosa di altrettanto indiscutibilmente immaginario. E razionalizzerò e dimenticherò determinate cose che vanno dimenticate, perché da qui altrimenti non ci si smuove e vedrò solo la differenza dei caratteri, le differenze sociali e le differenze di pensiero, un abisso che non si è mai colmato. Ma stasera no. Stasera, nonostante sia felice per l’aperitivo milanese, qual raro evento, non posso dimenticare quando alla stessa ora di un oceano di tempo fa ho sentito fisicamente quel presunto legame crearsi dal nulla.