Ho quasi finito di cuocere i 42 cupcakes. E quasi finito di leggere Harry Potter che per la cronaca, ieri, mi ha fatto perdere la fermata del treno, talmente ero presa, e passare una brutta mezz’ora in una brutta stazione prima di poter tornare a casa. Andrò poi a dormire con le nuove puntate di Will & Grace e con la sveglia presto: domattina c’è la fase decorazione dei suddetti cupcakes. Poi andrò a Biella, andrò a cercarmi un paio di scarpe e farò un giro nel supermercato in cui mi assicurano sia stato avvistato il fantomatico pacchetto di zucchero a velo più grande delle porcherie di 125g che ci sono qua (è ormai diventata una fissazione insostenibile). Uscirò con Tia e passerò una serata serena. E magari potrei trovare qualche vecchia conoscenza che mi dica quanto sto bene adesso che ho qualche chilo in meno o adesso che tengo i capelli ricci o qualsiasi altra cosa (se sei in ascolto, dio, questa è una specie di preghiera). Domenica porterò i miei piccolini al banchetto di beneficenza e li vedrò vendere per 2 euro l’uno – spero non di più; se li vendono tutti (ma conto di arrivare là con molti di meno, conoscendo la mia famiglia) sarebbero un po’ di soldi dati ad un’associazione che mi interessa (e io che credevo non ne esistessero).
E per l’intero weekend non ripenserò al fatto che stasera ho lanciato fuori un sacchetto e richiuso la porta a quattro mandate in tempo per vedere la sua ombra, proiettata dai fari del campo da calcio, sulla parete di fronte, mentre entrava nel pianerottolo; e tutto è come imploso su se stesso.

dei venerdì conclusi

dei destini mai destinati
Ricordo Oceano Mare, come entrava ed usciva dalle mie giornate con la sua casualità, questo titolo di libro. Ricordo come iniziai a leggerlo quasi per disperazione, pensando che così avrei potuto porre fine a quella concatenazione di eventi che volevano farmelo leggere a tutti i costi. E ricordo quanto mi aveva legata a lui la scoperta di leggerlo nello stesso momento senza saperlo, il fatto che lui, il lui di quei giorni, lo adorasse; ricordo come avevo pensato che fosse un’incredibile coincidenza, che fosse un segno del filo rosso del destino, un nome altisonante per indicare quello che vorrei trovare, un legame fatto non solo di praticità e tempo insieme e razionalità. Ricordo quanto poi mi è sembrato inesistente, quel filo, o perlomeno temporaneo, debole ed evanescente. E cerco di immaginarmi tra qualche anno a ricordare le stesse cose rivolte a questo tempo, a questa persona. Quello che ora sembra un legame indiscutibile, un legame che esula dalla praticità di questo mondo, con il tempo si rivelerà per quello che era: qualcosa di altrettanto indiscutibilmente immaginario. E razionalizzerò e dimenticherò determinate cose che vanno dimenticate, perché da qui altrimenti non ci si smuove e vedrò solo la differenza dei caratteri, le differenze sociali e le differenze di pensiero, un abisso che non si è mai colmato. Ma stasera no. Stasera, nonostante sia felice per l’aperitivo milanese, qual raro evento, non posso dimenticare quando alla stessa ora di un oceano di tempo fa ho sentito fisicamente quel presunto legame crearsi dal nulla.
scar tissue · red hot chili peppers

dei referrer
Mi chiedo chi sia il fullsixiano che ogni giorno passa di qua arrivando dalla pagina di bio del mio sito…


























