Mi siedo e appoggio la schiena al muro gelido, tremando di freddo e sudando. Cercho di fissare un punto fisso, cercho di riaprire la visuale e ricacciare indietro i puntini neri che avanzano. Cercare di non svenire è la cosa più stancante che io abbia mai provato, è spossante. Lascia i muscoli come se fossero passati prima in un tritacarne, poi tirati da 4 cavalli in tutte le direzioni e poi passati sotto uno schiacciasassi. Alla fine lascio perdere, cerco un appoggio che non mi faccia cadere e aspetto. Poi mi rialzo e reinizio a vomitare, il nulla, alle 6 di mattina. La cosa più sconvolgente della faccenda è sentire il gatto fuori dalla porta del bagno che fa lo stesso. Perfetta sincronia, io e lui, non fosse per il suo pelo lungo nero e la mia assenza di vibrisse saremmo scambiati l’uno per l’altra di continuo. Poi arrivo in ufficio poco prima di pranzo, decisa a fare almeno il pomeriggio, e alla brutta reazione ad uno scherzo causa mal di testa assurdo mi viene detto, forse scherzando forse no, che non posso fare bagordi e ore piccole e non mi svegliarmi al mattino e arrivare tardi con mal di testa. E a me, anche se stava scherzando, un po’ i coglioni girano. Più di prima, intendo.