E’ tardi. Guardo l’ora e quel numero, che invece che 1 è 2, che mi dice che è ancora più tardi di quanto pensavo. Chiudo firefox per interrompere nell’unico modo possibile la solita catena di link notturni, quelli in cui trovo un sacco di blog fighissimi di cui il mattino dopo mi dimentico puntualmente. Mi accendo una sigaretta, ne ho voglia da quando sono rientrata in casa. Mi rendo conto che non posso mettermi a letto ora perché mi addormenterei immediatamente, con la sigaretta ancora accesa, e di disgrazie condominiali (vedi anche: casa dei vicini allagata) oggi ne abbiamo avute a sufficienza. Allora riapro firefox e penso di postare. E siamo arrivati al presente. Ripenso alla giornata di oggi, con un sorriso, come molte delle giornate, ultimamente. Ripenso che è un altro autunno, è un giro completo di calendario e l’altra sera andando in metropolitana ho respirato l’aria milanese autunnale e mi sono resa conto del cerchio di tempo come se avessi girato in tondo su me stessa. Penso che è il primo autunno in questa nuova casa che ancora non sento mia del tutto. Penso alla serata, la solita serata, e mi chiedo perché debba fare un’ora di autostrada per sentirmi in certi modi che dovrebbero essere, invece, sempre. Penso a come la vita in ufficio, ogni tanto, mi faccia sentire meno distante dalla me stessa che sono quando sono a casa. Penso alla tristezza della cosa. Uno dovrebbe sentirsi a casa dov’è. Uno dovrebbe avere un punto di ritorno più vicino, un punto di riferimento presente. Non dovrebbe sentirli ogni tanto su msn.