E quindi va a finire che ti ritrovi di sabato sera con un Nokia in mano a cercare di far funzionare il TomTom per raggiungere, con un’ora di ritardo, questa fantomatica Costa Vescovato per arrivare, sempre con un’ora di ritardo, alla cena di Valli Unite. Siamo in una specie di comune, dove tutte le donne delle centinaia di persone che sono sedute a mangiare polenta e spezzatino hanno lunghe gonne di cotone a fiori e gli uomini e i bambini e tutti hanno sandali e capelli lunghi. Le bottiglie di vino sono incluse nel prezzo e presto mi ritrovo, molto allegra, ai lati dello spiazzo di fronte al fienile della cena dove guardare ballare musiche balcaniche da tutte queste persone è semplicemente gioia per gli occhi e per tutti i sensi, così come gli zingari che improvvisano uno spettacolo con torce accese. E poi ci si sdraia sull’erba umida e mi tolgo le mie scarpe tacco 12 per osservare le stelle ed ascoltare tutto il vociare di questa massa di frikkettoni e di persone che hanno scelto spontaneamente questa vita così incomprensibile, per me. Si dorme, in un’enorme casa dove per 20€ passi una notte come se fossi uno della famiglia, si fa colazione biologica, si pranza con porzioni meno abbondanti della sera prima, e soprattutto molto meno vino, e si passa una domenica pomeriggio sonnacchiosa dopo aver assistito alla pigiatura del vino da parte di una cinquantina di bambini scalzi, per poi tornare a casa e in autostrada, guardando le splendide colline dell’alessandrino mentre Vinicio accarezza le orecchie, pensare che vale la pena stancarsi per passare due giorni ad assaporare una vita che, per quanto estranea, è davvero densa della parola vita.