Tutto sommato sto bene; tutto sommato quando ci penso, penso che sia stato meglio così. Sto anche smettendo di immaginare eventuali ritorni ed eventuali reazioni. Cerco di non ricapitolare continuamente tutti gli sbagli, tutte le cose andate storte, tutte le cose risolvibili, tutti gli approcci sbagliati. Ci riesco bene, finché riesco a tenere la mentre da un’altra parte. Poi però, ogni tanto tocca fare la spesa. Quella è la cosa che non potrò mai fare da sola senza stare male. Sarà che sono stata cresciuta in una famiglia dove la spesa si faceva sempre tutti assieme, passando da uno scaffale all’altro in ordine, mentre adesso ne salto almeno metà a piè pari perché ci sono cose che prima compravo solo per lui. E faccio una lista mentale delle cose che non mi serve più comprare, parmigiano, marmellata, biscotti, succo di frutta, croissant, pan grattato per il pollo fritto del sabato sera. E’ una lista triste. Penso anche alle scorte di cibi che ho in casa che non preparerò, e alle bottiglie di vino appena prese che non ci sarà più occasione di bere, insieme, attorno al tavolo.
Ma tra poco vado a casa, preparo la valigia, mi porto le tende da rifinire, i jeans da accorciare e stringere, la cintura da bucare e i vestitini da mettere e me ne torno a casa, dove mi aspetta una cena con gli amici.