vendicativa

vendicativa

Il periodo del « meglio fare la cosa giusta » è finito. E’ ora di ridiventare la stronza che ero prima su tutti i fronti. Quindi, come gli altri si rimangiano le parole (certo, che ci sarò, quando ti sarai trasferita in mezzo al nulla, certo, anche se ci lasciamo, ti porterò a fare la spesa se non avrai la macchina, non preoccuparti, come? stai male e vorresti che rimanessi a cena perché così magari riusciresti a non vomitare subito dopo e se svieni ti posso dare un bicchier d’acqua con zucchero ed evitare che tu batta la testa contro un mobile? no, non posso essere io a preoccuparmi per queste cose, sì, avevo promesso che ci sarei stato ma intendevo solo per le cose importanti) me le rimangio anch’io. E se ho detto che i soldi della vacanza non li volevo indietro, ho cambiato idea. Meglio a me, che a *lui* da usare per un’altra vacanza con le sue "nuove frequentazioni".

buongiorno

buongiorno

Il sito non andava appena acceso il computer, mi sono rovesciata il caffè bollente sui jeans e sull’ultimo volume di charlie brown, ho mandato un’email a *lui* chiedendogli com’è possibile che le sue "nuove frequentazioni" le abbia conosciute in questi ultimi sei giorni.
Sarò pessimista, ma non credo sarà una buona giornata.

il-punto

il punto

Ovviamente, arrivi al punto di piangere. Di passare la serata sul letto a singhiozzare e a fare pensieri che non riporteresti mai su un blog. E il mattino dopo ti ritrovi ad accorgerti che non è effettivamente cambiato nulla, la notte non ha portato né consigli né conigli ma solo due occhiaie ben visibili. E arrivi al punto di chiederti a cosa serva tutto, a cosa serva continuare, se le cose continuano ad andare nello stesso modo da sempre. E se tutto quello che hai davanti è solo una lunga, faticosa, salita. Perché ha un bel da dire, la gente, « esci e conosci qualcuno ». Sì, certo, se esci con i tuoi amici, le persone arrivano, amici di amici, le conosci, cambi compagnia, è tutto un bel ricambio. Ma se non conosci anima viva, letteralmente, se non sai nemmeno dove uscire perché di strade ne conosci due al massimo e comunque sei una di quelle persone che a prendere e andare a bersi una birra da sola non ci riesce, perché certo socievole non è la parola giusta, se nel tuo ufficio non c’è nessuno né della tua età né nelle tue vicinanze, se non vai all’università o a scuola dove conoscere gente è più naturale di respirare, è dura pensare che sì, potrebbe essere che domani vado al supermercato e conosco qualcuno. E tutte queste cose non puoi nemmeno andartele a pensare in riva al lago, o in cima alla collina, o sul bordo di un fottuto fosso, perché non sai dove ce ne siano, qui. La parola familiare è a mille anni luce, da me.
E onestamente, anche se andassi a sbattere contro qualcuno da conoscere, la cosa più probabile è che io non voglia conoscerlo. Perché mi irrita la sua risata, la sua voce, quello che dice, perché per sbaglio ripete una cosa già detta o non ha esattamente gli interessi che voglio e perché nemmeno a sezionarmi con un coltello da macellaio riuscirei a tirarmi fuori da questo pantano di insofferenza in cui mi sono ficcata. E nel caso estremo in cui passasse la selezione, mi ritroverei dopo un mese, due mesi, tre anni a rendermi conto che, comunque, non gliene importa un cazzo di me, e allora cosa l’ho conosciuta a fare, questa persona.

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