Per non essere considerato uno stronzo. Bastavano tante cose. Bastava non salire in macchina, per la prima volta dopo una settimana di rottura "a caldo" dicendo come prima cosa "ciao" e come seconda "comunque frequento altra gente". Si poteva anche fare però decidendo di mostrare un po’ d’umanità e sincerità, così, per colmare il vuoto creato da tutte le volte che la sincerità non c’era stata, non usarlo come svuota-tasche salvo poi scendere dalla macchina dicendo "non sono cose che ti riguardano, penso sia ora che vada" quando ti chiedo esattamente cosa diavolo vuol dire che stai frequentando una se non ci vediamo da nemmeno sei giorni. Per non essere considerato uno stronzo bastava ammettere di averla conosciuta prima che io, e ripeto, io ti mollassi. Ancora una volta, sincerità. Un barlume, almeno, cazzo. Oppure, ad esempio, non calcare così tanto la mano spiegando che ti sei reso conto (celere!) che in questi tre anni, a parte rari periodi, ti sei sempre svegliato con un peso addosso. Che guarda caso causavo io. Mi sa che facevi prima a rifare la scena di scrubs del carico di mattoni, piuttosto. Oppure, potevi semplicemente mollarmi te, invece di aspettare sempre che gli altri ti mettano il boccone davanti al naso. Oppure, potevi farmi credere che per un paio d’ore dimenticare tutto e vedersi per parlare del niente per evitare che stessi male non era poi così una tragedia. Anche solo per farmi sapere che se domani succede qualcosa, ho qualcuno da chiamare. Invece no. No, niente, nemmeno una cosa. Bastava anche solo un tono gentile, o un gesto, qualsiasi cosa che facesse credere che non ti stavi disfando fastidiosamente di una specie di parassita.
Altro che figlio di puttana, avrei dovuto dirti, al telefono, prima di riattaccare.