Si piazza tra la porta che speravo di chiudere in casa mia per ripetermi con quel suo speciale tono saccente che no, non l’ha conosciuta prima. Se ne va. Al telefono gli dico che se voleva essere creduto, doveva pensarci prima di prendere la laurea ad honorem per balle raccontate. A me e al resto del mondo. Mi risponde che se gli credo o no non gli importa. Rileggo la prima frase e penso. Qualcosa non torna.

mille modi per
Per non essere considerato uno stronzo. Bastavano tante cose. Bastava non salire in macchina, per la prima volta dopo una settimana di rottura "a caldo" dicendo come prima cosa "ciao" e come seconda "comunque frequento altra gente". Si poteva anche fare però decidendo di mostrare un po’ d’umanità e sincerità, così, per colmare il vuoto creato da tutte le volte che la sincerità non c’era stata, non usarlo come svuota-tasche salvo poi scendere dalla macchina dicendo "non sono cose che ti riguardano, penso sia ora che vada" quando ti chiedo esattamente cosa diavolo vuol dire che stai frequentando una se non ci vediamo da nemmeno sei giorni. Per non essere considerato uno stronzo bastava ammettere di averla conosciuta prima che io, e ripeto, io ti mollassi. Ancora una volta, sincerità. Un barlume, almeno, cazzo. Oppure, ad esempio, non calcare così tanto la mano spiegando che ti sei reso conto (celere!) che in questi tre anni, a parte rari periodi, ti sei sempre svegliato con un peso addosso. Che guarda caso causavo io. Mi sa che facevi prima a rifare la scena di scrubs del carico di mattoni, piuttosto. Oppure, potevi semplicemente mollarmi te, invece di aspettare sempre che gli altri ti mettano il boccone davanti al naso. Oppure, potevi farmi credere che per un paio d’ore dimenticare tutto e vedersi per parlare del niente per evitare che stessi male non era poi così una tragedia. Anche solo per farmi sapere che se domani succede qualcosa, ho qualcuno da chiamare. Invece no. No, niente, nemmeno una cosa. Bastava anche solo un tono gentile, o un gesto, qualsiasi cosa che facesse credere che non ti stavi disfando fastidiosamente di una specie di parassita.
Altro che figlio di puttana, avrei dovuto dirti, al telefono, prima di riattaccare.

le mie fasi
In soli sei giorni, ecco tutte le mie fasi tipiche da rottura.
- senso di libertà (effettivamente questo è mancato)
- confusione
- tentativo di ritornare sui miei passi
- apatia + interminabili ore di sonno + due giorni senza alzarsi dal letto
- nervoso
- pianto
- nervoso definitivo
- scoperta di come sia stato meglio così.
(a questo ci devo arrivare e credo che non basteranno altri sei giorni)



























