Questo weekend siamo andati a prelevare la mia nuova, personalissima macchinina, gentil concessione di quel prete che per tanti anni ho maledetto; a dimostrazione che le cose ritrovano sempre il loro equilibrio, basta aver pazienza. Certo, passare a miglior vita e lasciare in eredità una macchina che viene poi regalata a me non basta dal mio punto di vista a ripagare tutti gli effetti che la sua presenza in certi momenti della mia vita ha causato, ma forse io non sono obiettiva. Già che eravamo lì abbiamo preso da mia cugina le chiavi della sua futura ex casa in cui passeremo un tranquillo – e si spera decisamente rigenerante per un po’ tutto – fine settimana al mare con tappa all’acquario di Genova; se no, che compleanno sarebbe? E sarà poi il terzo compleanno che passiamo così, tra focacce e pesci colorati, e questo sta ad indicare che io e *lui*, tra alti, bassi, nulla e troppi, siamo sulla stessa strada da più di tre anni.
Intanto, abbiamo anche iniziato (abbiamo è un parolone: "lui fa, e io guardo" rende forse di più l’idea) a tagliare il piano della cucina, muniti di trapano con punte per il legno (io credevo fossero tutte uguali) e seghetto alternativo, che sono certa popolerà i miei peggiori incubi, con immagini di lame che si spezzano e si conficcano in occhi, tempie e mani, trucidandoci sul balcone di casa, rimanendo agonizzanti in pozze di sangue da cui berranno i miei gatti trasformandosi i vampiri. Urge trovare lo scatolone in cui ho messo il sonnifero.