Oppure Lush (sito), per dire. Chi non si è lasciata abbindolare almeno una volta da quelle paste di pongo con le erbette tritate, dai panetti di paté che si squaglicciano a toccarli col dito, dalle sfere col mirtillo dentro che se le butti nell’acqua fanno frizz frizz. E a proposito, sarebbe da indire una petizione perché le commesse Lush riscuotano un beneficio previdenziale per ogni anno lavorativo passato là dentro, come per gli operai che hanno lavorato a contatto con l’amianto. L’unica volta che ci son capitata io, ne sono uscita che non ci capivo più niente e vedevo parate di elefanti rosa.

Sarà colpa del progetto iperfemminile a cui lavoro, grazie al quale mi ritrovo a stare a stretto contatto con più malve di quanto l’amata Betty Moore possa immaginare, ma a me, questo blog, piace ogni giorno di più.