Sono onde, che vanno e vengono. Di cui non ho bisogno. E’ sempre il solito gruppo, e gli elementi all’interno sono sempre gli stessi; un manciata di aggettivi in sembianze umane.
Credono d’esser diversi, particolari, unici, ma non è così. Alla fine, girando e girando si arriva sempre allo stesso punto di rottura e alle stesse reazioni, sempre, sempre, è nauseabondo. Non voglio partecipare a cene, pranzi, feste, banchetti nuziali, non mi interessa conoscere nessuno, non toccatemi, non chiedete di me più di quanto non dico, non pensate che in fondo in fondo. E’ un fondo a cui non si avvicina nessuno. Voglio stare da sola. Non sono capace a ripararmi da tutta questa gente, dalla falsità, dai giochini, dall’ipocrisia, dall’amicizia, dai bisogni altrui. Non imparerò mai e non sopporto più di esserne così in balia. Ho i miei problemi a cui pensare, la mia vita da vivere e me stessa da ascoltare.
Certo, che mi ricordo delle telefonate notturne; non c’è nessuna necessità di mandarmi un sms all’una di una notte qualsiasi per spezzare l’ininterrotto silenzio di mesi. Non serve a niente. C’erano, non ci sono più. Le ho superate come attraverso le strisce pedonali: guardando di sfuggita e andando per la mia strada, tanto sono io quella dalla parte della ragione. Della mia ragione. Se poi non è quella universale, amen. Non m’interessa essere in sintonia con l’universo, né essere oggettivamente perfetta.