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onora il padre ed onora la madre

Ma dei padroni di casa, non si dice nulla.
Il 26 gennaio ho inviato la raccomandata di disdetta per la casa in cui sono, e non ne ho ancora notizie. L’unica cosa che ho scoperto è che la gente che lavora in posta è piuttosto confusa sui servizi che offre, soprattutto sul tracking online, che oggi mi dice "Dati non disponibili"; insomma, a quanto ne so, potrebbe benissimo essere stata mandata al macero, o il mio beneamato padrone di casa potrebbe non aver intenzione di andarla a ritirare. Lo saprò quando (e se) mi tornerà indietro, se non lei, almeno la ricevuta di ritorno. Ho valutato di andare in banca a implorare con tanto di occhioni qualcuno per farmi dire l’esatto intestatario del conto corrente a cui verso l’affitto, almeno per poter avere un qualsivoglia recapito telefonico. Mi sa che mi toccherà invece fare il giro dei vicini (buona occasione per scoprire anche qualcosa di più sui traslocatori folli del piano di sopra, che puntualmente ogni notte rinnovano la disposizione dei mobili dell’appartamento) a chiedere se qualcuno ha un suo cellulare recente, di quelli non ancora dismessi (sì, perché lo cambia ogni sei mesi). E mi affiderò nuovamente ai post-it sulla sua buca delle lettere, già che ci sono (che cosa triste). Anche perché io nella raccomandata gli chiedo di diminuire il preavviso, in virtù del mio comportamento esemplare di coinquilina, da 6 a 4 mesi (ma anche 2, ancora meglio) e sono sicura che anche se la ricevesse, questa richiesta, non mi richiamerebbe.
A parte questo, la casa è mia dal 20 di marzo. Lo zio per imbiancare è pronto. I traslocatori fanno il loro sopralluogo domani sera, tanto per farmi un’idea delle migliaia di euro che dovrò spendere :S . Per una volta, sono sicura di non aver dimenticato nulla, nella scelta della casa. Per ogni errore che ho fatto nei traslochi precedenti, ogni cosa trascurata, mi sono sempre detta di aggiungerla come regola per quando cercavo una casa nuova: gli infissi delle finestre che non si chiudono, i doppi vetri se stai in una casa in centro, la regolarità del contratto, il tipo di riscaldamento, il boiler a metano e non elettrico, la presenza del metano (strano a dirsi, ma sì, meglio accertarsene >_<), e via di seguito. Insomma, tutte quelle cose che a 19 anni, quando la mia esperienza di case si limitava alla villa di barbie, non sapevo nemmeno cosa volessero dire. Questa volta, stufa di dover controllare tutto e alla fine trovarmi sempre con qualche cazzata di mezzo, ho scelto una casa nuova di zecca, così vado sul sicuro. E niente traslochi manuali o pitturare le pareti, che sembra un lavoro da niente, e lo sarebbe anche, se solo non si lavorasse per otto ore al giorno, guarda caso le ore di luce. Questa volta approfitto dello zio imbianchino e dei soldi che ho messo da parte per un trasloco in cui io devo solo pensare ad indicare le cose da portar via. Non vedo l’ora.

happy-valentines-day

happy valentine’s day.

« E Brian cosa ti ha regalato per S. Valentino? »
Con già le chiavi di casa in mano, le borse nell’altra, le gambe completamente disfatte che arrancano sul marciapiede, la testa che pulsa come se avesse una centrale nucleare attiva in ogni tempia, mi giro verso mia madre. Conto fino a 100 mentre mi attraversano la testa e lo stomaco tutte le risposte che potrei darle. Rispondo « Niente ». « Come niente? Uccidilo quando lo vedi! » « Sì, mamma, ci stavo giusto pensando. »
La cosa buffa è che quella domenica sera ho aperto il suo Firefox perché cercavo ricette da mettere in pratica domani. Domani pomeriggio avevo intenzione di preparare una cenetta romantica (forse la prima della mia vita), abbellendo un po’ la casa, scegliendo accuratamente con quale mise servirgli quello che avrei cucinato per distrarlo completamente dal cibo e focalizzarlo sul dopocena. Sì, era tutto questo che frullava nella mia testa, quando ho cliccato l’icona della volpina e ho assistito inerme all’apertura della sua homepage. Il suo google personalizzato, con le sue ultime g-mail lì al centro. E così il menu del nostro S. Valentino posticipato è passato, come dire… in secondo piano.
E l’altra mattina, in treno, uno di fronte all’altra, è riuscito a dire « Allora vengo da te sabato sera come eravamo d’accordo? ». Non lo so, vedi un po’ tu. L’unico modo in cui mi viene in mente di passare la giornata a cucinare per te è solo con l’appoggio di una boccetta d’arsenico da usare a dismisura in farfalle zucchine gamberetti e zafferano e dolce al cioccolato.

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considerazioni di fine serata

Il problema è che per quanto possa parlare, con voi umani, io mi trovo sempre male. Siamo tutt’altra razza.

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