Ma no, che non è tutto a posto. Io, e questa smania di sapere le cose. Io, e questa curiosità da soddisfare. Io, e questo non poter accettare le cose senza chiedermi quali siano i motivi. Potevo semplicemente non pensarci. Potevo lasciar perdere. Ci ho provato. Sono mesi, che ci provo, a lasciar perdere. A rimandare, perlomeno. A rimandare a momenti più opportuni, in cui non avessi dovuto pensare al trasferimento, alla casa nuova, alla città sconosciuta, ai tagli netti alla mia vita. Non è il momento opportuno perché, da schifosa opportunista quale sono, ho bisogno di un punto fisso in tutto questo mutare, e me lo volevo tenere stretto, anche a costo di chiudere gli occhi e fingere di non vedere. Che poi, pensavo, magari le cose si risolveranno da sole, basta tener duro un attimo.
Ha funzionato, per un po’. Ho chiuso gli occhi mille volte. Ho smesso di chiedere. Ho smesso di chiedere a lui cosa c’era che non andava. Ma non sono riuscita a smettere di chiederlo a me. E lo sapevo, che conoscere la verità non avrebbe portato a niente di buono. E’ sempre così, lo sapevo prima, ne ho la certezza ora. A che serve sapere che dopo due anni di relazione, dopo aver condiviso tutto, avrei dovuto vedere con i miei occhi la frase, nero su bianco « devo passare un intero weekend con l’admin, e non mi va ». Mentre io pensavo al menu di san valentino, a come decorare la casa, a come fare in modo che stesse bene, a cosa serve sapere che con un’altra persona si è accorto di riuscire ad essere come con me non è mai stato. A che serve sapere che tutte quelle fottute persone, tutta quella gente, tutti, si erano sentiti dire da lui che era in crisi e stava con me solo perché mi sto trasferendo "per" lui e nonostante tutto mi chiedevano del trasloco, della casa, del lavoro nuovo. Con quale ipocrisia si può fare una cosa del genere? Con quale ipocrisia si può continuare ad ascoltarmi, ascoltare le mie confidenze, invece che girarsi dall’altra parte dicendosi « preferisco non parlarle che far finta di niente »? Ho mangiato a tavola con queste persone, e vorrei vomitare tutto. Ho condiviso momenti, sono arrivata a permettere abbracci. Vorrei strapparmi la pelle di dosso per poterla lavare a 90° gradi. Vorrei smettere di ricadere nello stesso errore ogni volta. Vorrei smettere di pensare che negli esseri umani ci sia spazio per sentimenti in versione sincera della compassione o del rispetto. Vorrei poter pensare che se non fossi stata morbosamente curiosa avrei saputo lo stesso tutto questo, vorrei aver potuto contare sulla sua sincerità. Vorrei non aver passato mesi a chiedermi cosa mi stava succedendo, a pensare che ero io che stavo sbagliando con tutta quella gelosia e che i suoi comportamenti strani erano davvero solo tutti frutto della mia immaginazione. Come lui sosteneva. Ma come si fa, a dire che si ama una persona e allo stesso tempo umiliarla facendole credere per mesi che sia tutto nella sua testa, che non ci sia niente, che sia anche un po’ colpa sua, senza pensare nemmeno per un secondo di dirle invece la verità? Senza nemmeno valutare di dirle che sì, c’è qualcosa che non va, e sì, è quello che pensa lei, e no, non si sta sbagliando e no, le sue reazioni non sono affatto esagerate.