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abbiamo i biglietti

E così i biglietti sono sul tavolo; mr. bigliettaio era un uomo deliziosamente gentile e simpatico, ho perfino sorriso, questo finché non ho avuto a che fare con mrs. bigliettaia che se chiedo un Biella Magenta decide di farmi un Milano Biella senza che io abbia il tempo di controllare, a meno di perdere l’ultimo treno. I biglietti sul tavolo sono quelli per Bologna, questo weekend. Anche il documento word che da brava amministratrice organizzata ho stilato è pronto, con orari dei treni, mappe per l’albergo e i ristoranti e i punti di ritrovo, elenco partecipanti con numeri di telefono e numeri di telefono vari. Devo solo inoltrarlo a chi di dovere. L’albergo è prenotato e tutto sembra essere a prova di attentato terroristico per quanto precisamente è stato organizzato. Certo, *lui* non l’ha nemmeno ancora detto a suo padre, ma vabeh. Queste sere dovrò restaurarmi un pochino e preparare sapientemente la valigia per la partenza di sabato mattina.
Altro da dire non ce l’ho. A parte scazzi con i treni, scazzi con le metropolitane, scazzi con la folla, da quelli che forzano le porte della metro piena per salire e la rompono, costringendoci a svuotarla ed aspettarne un’altra, alle vecchiacce che spingono con gli ombrellini per salire, a chi su treni e metro non fa scendere prima di salire e tenta pure di giustificarsi mentre li fucilo mentalmente e altre cose sullo stesso genere, non succede (quasi) nulla.

varie-ed-eventuali

varie ed eventuali

Dovrebbe esserci una qualche normativa che regoli la bellezza dei template utilizzabili in base a quanto è interessante un blog. Mi da sui nervi vedere così tanti blog splendidi ma con template inguardabili, mentre blog del tutto inutili hanno template magnifici che fanno pensare a chissà quali contenuti.

Ieri alla fine mi sono fermata da *lui*, per evitare di tornare a casa da sola. Ho mangiato più del dovuto, visto che l’ipotesi che va per la maggiore è che il malore sia stato provocato dal troppo poco cibo; o dal cibo sagliato, o da entrambi. Intanto, stamattina la notizia della top-model morta per anoressia (che strano dar così tanto rilievo alla cosa; è forse l’unica? non si sapeva, prima?) mi ha fatto ricordare quando all’outlet di vicolungo, da Motivi, ho trovato solo jeans taglia 38 (nel sistema italiano, ovviamente, in cui una 42 era una volta la taglia perfetta) e a come mi sono sentita enorme dentro quello stupido negozio.
Anyway. Ora me ne torno rapida a casa (2h), preparo rapidissima il borsone, sfamo i gatti e ritorno da *lui* (1:30h). Forse meglio se mi mangio qualche chilo di zucchero prima di tutto questo, visto che non mi sento proprio ancora in perfetta forma, anzi. Stasera poi si esce (tieni gli occhi aperti tieni gli occhi aperti tieni gli occhi aperti) e si parla di Capodanno. Ah, che bello poter pensare di andare in una qualche località di montagna, in mezzo alla neve. Utopia? A quanto pare.
Domani vedo altre due case, anche se ormai mi sento piuttosto sconfortata. E devo comunque aspettare sei mesi. Quindi trovo poco senso a guardare queste due ultime case. Però ormai l’appuntamento è preso e sembrano convenienti. Chissà che diavolerie avranno dietro, per costare così. Di nuovo pavimenti di piastrelle da pianerottoli sgresi? Impianti elettrici a vista, forse? Moquette del ’600? Tremo, pensando cosa posso trovarmi davanti.
Poi si torna a casa e domenica stomaco permettendo si va a pranzo a festeggiare gli ormai 68 anni di mio padre. Quasi settanta.
Vado.

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