Leggo post (bellissimi post) che parlano di autunno. Qua da noi le maglie si vedono da metà agosto, ieri sera ha piovuto e oggi il cielo è meravigliosamente freddo e pulito, e l’altra pressione si vede ad occhio nudo guardando gli impianti sciistici chiari come se si potessero toccare. Stanno tutti tornando alle loro abitudini, ai loro ritmi, io invece me li sto lasciando alle spalle; ieri ho fatto l’abbonamento mensile per Milano. Tra pochi giorni inizierà un mese di treni; 40 treni, 53 ore di treno in tutto. Leggerò, imparerò a fare la maglia, disegnerò, scriverò, cosa farò in quelli che già ora mi sembrano viaggi interminabili? Se non ci fosse il cambio treno a metà strada dormirei volentieri; dovrò comprarmi un lettore mp3, per forza di cose.
Questi sono i pensieri che ho, in questi giorni. E annegano tutti in un assurdo ma comprensibile senso di irrealtà quasi totale. Non rimane quasi spazio per pensare all’autunno, all’autunno a Milano, alla realizzazione di parte dei miei tanti sogni, alle novità. Capita di stare sveglia tutta la notte immaginando quanti nuovi negozi ci saranno in cui comprare cose che ho sempre voluto e che in questa cittadina vecchia e borghese non ho mai trovato, a pensare quanto mi sentirò meglio con me stessa in una città dove esiste una realtà normale e non dove la quasi totalità dei locali, dei negozi, delle persone sono tutti mezzi ereditieri di fortune altrui e quelli che non lo sono vengono sistemati in banca ad ammazzarsi di straordinari per comprarsi la loro 157 e le loro scarpe di Prada. Rimango sveglia intere notti. E io non amo affatto non dormire. Ieri sera, stesa sul letto, avvolta nell’accappatoio, sono bastati pochi minuti perchè non sentissi più quasi nessuna parte del mio corpo, come se galleggiassi sul pelo dell’acqua. Sono esausta.