Pomeriggio di lavoro intenso, di quello che mi lascia sorridere, alla fine. Perché mi piace essere così, quella che sono quando parlo del mio lavoro, quando spiego, quando amministro i miei affari personali; prendere in mano le redini, stringere la mano in modo energico ed emanare quella sicurezza così intensa. Peccato esserlo solo in quei momenti, così. Così diversa.
Bozze di lettere scritte. A modo mio mi preparo, a chiuderlo, questo portone. A dare uno strappo a tutti i fili che ancora reggono, tenuti solo dalla mia incapacità di chiudere con il passato. A lasciarmi dietro certe persone e certi eventi, per sempre.
Confessioni di quello che mi gira in testa da un po’ e che non posso confessare. Confessioni che fanno davvero bene all’anima, con nomi, descrizioni dettagliate e citazioni, senza preoccuparsi di non utilizzare nessun riferimento. (grazie).
iTunes che mi mette su Perfect Day dopo mesi che non la mette su. Mi legge dentro, quel maledetto player.
Crisi d’ansia da sfogare sul balcone, aggrappata alla ringhiera, con le lacrime che scendono da sole per il male e per non so che altro.