Chissà che ne è stato. Di quel biondino fumettista, per esempio. Di quella mercante incontrata ad una cena. Di quel macho rasato e tatuato. Di quella madre che avrei voluto avere per me. Di quel gattino raccolto per strada. Di quel bambino con l’oro in un mare di occhi blu. Di quel ragazzo con le ciglia lunghe. Di quell’amica mancina dai boccoli biondi. Quanti fili recisi. Quante persone incrociate per un attimo, per giorni, per mesi e perse in un secondo.
Chissà se tra un paio di anni sarò qui – o altrove – a chiedermi cosa ne è stato, dei legami che adesso sono ancora intatti. Cosa ne è stato di quel mucchietto misero di amici, di quell’altro o di quell’altra, di questo e di quello, delle case, degli oggetti lasciati, regalati e dimenticati.
Lo so che è così che funzionano le cose; però non riesco a togliermi di dosso la sensazione che funzionino in modo davvero sbagliato.