Eccoci qui. Con 110 post da leggere su Iobloggo, 41 su BlogLines, 99 su NewsGator.
Con pelle che squama ovunque, uno stomaco in subbuglio dopo la nottata a cui non so come ho fatto a sopravvivere: so solo che stamattina mi è sembrata davvero una benedizione aprire gli occhi e sentire di non aver più voglia di fracassarmi la testa contro il muro; la valigia, in corridoio, riempie la casa con il suo odore di mare, sabbia e sole. Le foto sul telefono, i messaggi con *lui*.
E adesso mi aspettano due settimane pessime a cui ne seguiranno due altrettanto pessime, se non peggiori, in attesa del 4 settembre. Meno di un mese.

Ah, ecco. Le vacanze. Come sono andate? E chi lo sa. Io so solo che ho pensato tanto al post da scriverci, e l’ho riscritto mille volte, nella mia testolina, ma adesso è andato, sfumato. Riscritto in momenti di nervoso, e in momenti di meraviglioso star bene; forse l’ho vomitato ieri, insieme a tutto il resto. Diciamo che sette giorni con *lui* mi fanno capire quanto io abbia ancora bisogno di parecchi anni di solitudine, prima di poter stare a stretto contatto con altre persone, chiunque. Non sono pronta a sopportare ritmi e tempi che non siano i miei. So che da queste vacanze me ne torno a casa con un bagaglio di racconti di Bukowski – che finalmente inizia a piacermi – e un bagaglio di miei difetti detti, ripetuti, elencati alla nausea, su cui riflettere, cercando – con estrema fatica – di andare oltre al ricorrente « se ho tutti questi difetti, perché non ti trovi qualcuno che non li abbia? ». L’altro giorno pensavo che nessun essere umano sia in grado di relazionarsi in modo normale con me; il mio carattere è l’ovvio caprio espiatorio per qualunque cosa, e una volta capita la facilità con cui mi si possa addossare qualunque colpa è difficile non farlo; praticamente impossibile. Me ne rendo conto e, dopotutto, anche questo, è colpa solamente mia.