Sono puntigliosa. Ho sempre da ridire contro tutto. Ho spesso un tono di voce troppo alto per la situazione, da rimproverare con appositi « shht ». Emulo i rumori con le parole troppo spesso. Ho spesso un tono da rimprovero. Preferisco non parlare con commessi e cose simili. Dormo troppo. Sono troppo disordinata. Non chiedo mai scusa. Sono troppo impulsiva. Mi stufo troppo in fretta delle cose. Sono troppo fredda. Non so cucinare.
Che cumulo, che bel cumulo, che si riesce a fare con tutti i miei difetti, uno sopra l’altro, quelli veri confusi con quelli non condivisi nemmeno da me. Proprio un bel cumulo su cui sedersi sopra, mr. perfezione.

Non lo so. A ripensarci mi sale un nervoso davvero incredibile. Sono arrivata a sentirmi umiliata; e insomma, non è proprio la sensazione che dovrebbe essere suscitata da chi si ama e dice di amarci a sua volta. E io ho come l’impressione che si stia stufando o abbia ben altre cose per gli passano per la testa; cose che hanno allontanato i momenti in cui essere carini, in cui esibirsi in un complimento (oddio, faccio fatica a ricordare cos’è) o in cui cercare di dimostrare l’amore declamato. Ah, dimostrare. E come si fa? Non lo so nemmeno io. Però un qualcosa c’è, qualcosa di indefinibile, che lo fa sentire; e io ultimamente lo sento solo a tratti, tratti sempre più sottili. Che sia diventato, dal filo rosso del destino, un alfabeto morse?
Mi sento molto una cosmogirl; mi interrogo sui segnali, negativi o positivi, che manda volontariamente e involontariamente. Mi chiedo se rispondere a un messaggio del tipo « abbiamo mangiato le pannocchie :) e ho già addocchiato il campo per settembre! ti amo… speriamo che tu non conosca nessunA che ti piaccia più di me in vacanza » (ovviamente ironico, che non sono ancora al livello di demenza delle vere cosmogirl) con « lo stesso vale per te. » non denoti una freddezza un po’ troppo in là.
Ma, insomma, vaffanculo. Se vuol essere freddo che sia freddo, tanto meglio; sicuramente meglio della morbosa appiccicosità, per me. E se s’è stufato, non ci posso far nulla, io. Di star male per un uomo, ancora una volta, non ne ho proprio voglia. Che faccia quel che vuole.