Stasera aiuto mia mamma a portare manichino e vestiti in un negozio (credo) per farne una vetrina; mi ha già anche assoldato poi per farne le foto; sì perché l’altra sera continuava a dire che le foto che ho stampato su photocity.it (servizio ottimo: appena registrata, le prime 20 foto omaggio, ordinate il 18, trovate il 20 mattina nella buca delle lettere) le piacevano moltissimo e ha deciso che devo fotografarglielo io. In 22 anni non si era mai profusa così tanto a farmi complimenti per qualcosa. Mah.
Domani lavoro, poi un po’ di shopping: i miei jeans preferiti si sono rotti; prevedibile, visto che li ho da almeno quasi 6 anni. E all’outlet di vicolungo non c’è proprio niente, di decente; io questi orridi jeans a sigaretta, che si avvinghiano alle caviglie, oppure corti a metà polpaccio (la lunghezza più stupida che potessero inventarsi) non li sopporto. Rimpiango tanto le zampe d’elefante, o perlomeno jeans che vadano giù appena un po’ svasati.
Giovedì pomeriggio ho un incontro a Milano con il Technical Director e il Responsabile Produzione Web di una Web Company decisamente di rilievo. Ci hanno contattati per un’eventuale integrazione di iobloggo. Come sempre coltivo internamente la vana speranza che rimangano impressionati dal mio operato e mi offrano seduta stante un posto da collaboratrice interna con uno stipendio che sia il doppio di quello attuale (uno stipendio medio, insomma), in modo da dire finalmente addio ai lavori esterni che mi fanno andare in confusione, si sovrappongono, non si possono rifiutare perché servono, anche se sei già sommerso. Vane speranze, già. Ci vorrebbe fortuna, e io ho smesso di sperarci, nella fortuna cieca.
Intanto, giovedì pomeriggio sono lì e vado poi da *lui*, andremo a berci una birra, sotto settimana, come le coppie normali; chi può farlo non capisce quanto sia importante, quando manca.