Lo stabile dove lavoro – una specie di cubo allungato completamente nero, sai che pacchia, d’estate – conta il mio ufficio, un paio di uffici al piano di sopra, un negozio, e un paio di uffici all’ultimo piano (da cui va e viene molta, molta gente). Collegato c’è un piccolo bar in stile, che ha sempre qualche cliente.
Dietro il mio ufficio c’è una palestra molto, molto frequentata, a qualunque ora. I parcheggi dietro il mio ufficio sono quasi sempre occupati, alle volte inaccessibili per macchine messe male. Di fianco al mio ufficio c’è un centro legno con un parcheggio enorme. Non è proprietà privata e non ho mai visto niente che dicesse riservato ai clienti, quindi io parcheggio lì, è mille volte più comodo.
Oggi arriva la cima del negozio (quello che quando gli avevo chiesto dei campioncini di legno per poterli confrontare con il legno del mio letto per fare delle mensole mi ha detto « non posso lasciarteli, deve portarmi un campione del letto », « certo, ha giusto una gamba in più che devo segargli… ») in ufficio a chiedere di spostare le macchine perché stanno dipingendo le strisce dei parcheggi. Certo, non c’è problema, dico; e esco per spostare la macchina. Un’uscita è bloccata da una macchina (e di passare sopra a 10 centimetri di muretto non ho proprio voglia); l’altra uscita è bloccata dal cartello lavori in corso. Mi avvicino, scendo dalla macchina e lo sposto per poter passare, con l’idea di rimetterlo in mezzo all’ingresso appena passata con la macchina. Arriva trafelato la cima del legno a dirmi « può rimetterlo a posto? » e altre cose che, a dieci metri di distanza, non sentivo avendo il macchinario delle striscie di fianco. Rimane lì impalato; mi avvicino e mi ripete di rimetterlo a posto; « ma devo uscire, lo rimetto a posto appena passo » « no, no, esca di là, ci è passato anche un camion » (dalla parte del muretto – ci mancherebbe che un camion c’è passato, di norma è un pochino più alto di una macchina); comincio a scocciarmi, voglio solo tornare in ufficio; « va bene, esco di lì. » « mi rimetta a posto il cartello! » « va bene … » (ma mettitelo a posto tu, che cazzo) « questo parcheggio però è solo per i clienti! io non posso fare avanti e indietro da tutti gli uffici ogni volta che devo fare dei lavori! » « ah,, non avevo mai visto fosse proprietà privata » « non lo è, ma c’è scritto riservato ai clienti! ». Ma dove, cazzo?
Ma poi, per la miseria, quando devono dipingere le strisce sotto casa mia, mica passa il sindaco a suonare a ogni casa e a chiedere di spostare le macchine! Mettono semplicemente un bel cartello la sera prima. Così nessuno parcheggia. Se non metti niente non puoi pretendere che nessuno ci parcheggi.
Appena ho un attimo esco a controllare se davvero c’è, questa cazzo di scritta « riservato ai clienti ». Se non c’è una sfuriata in negozio non gliela toglie nessuno. Ne ho pieni i coglioni di essere gentile senza stare a discutere e farmi trattare di merda.