Ieri si parlava dello strano cielo dell’altra sera. Sembrava di essere in uno di quei film sui tornado americani. Ero nel parcheggio della Coop, con il cielo luminosissimo e una nuvola scura e dallo strano aspetto gelatinoso e compatto che viaggiava velocemente verso le montagne alle mie spalle. Qualche persona affrettava il passo – arrivando quasi a correre – per raggiungere la macchina, con i capelli alzati nel vento, che spostava carelli e alzava sacchetti ben sopra le macchine.
Ho detto che « mi aspettavo di vedere volare una mucca da un momento all’altro ». Hanno riso, sonoramente.
Quando qualcuno ride alle mie battute sento la tensione da contatto estraneo allentarsi come se l’elastico che la stringeva si fosse rotto di scatto. Mi fa stare bene.
Poi riprendo a sentirmi fuori luogo, percarità. Ma per qualche minuto mi sento come tutti gli altri.