sono-le-quattro-e-mezza

sono le quattro e mezza.

Ed è l’ora, anzi, è anche tardi ma mi importa poco di aspettare il pullman per strada, anche fosse per mezz’ora; c’ho i miei berserk, io, da ri-ri-legere e sto bene così.
Gli occhi mi bruciano da morire e la stanchezza è qualcosa di insormontabile, ma in questi giorni non mi do’ modo di pensarci. Cercherò piuttosto di abbondare con le creme contorno occhi; tanto, l’importante è apparire. E l’importante è non apparire, non essere letta, non essere giudicata, non essere sotto gli occhi di nessuno, ora. Ringrazio qualcuno di quelli che mi ha mandato pvt e/o mail; non ringrazio altri alcuni che l’hanno fatto nella più viscida delle ipocrisie – o delle stupidità, non rendendosi conto che anche senza essere nominati facevano parte del mio "ultimo" post.
Quasi quasi già che sono in centro passo nella vecchia fumetteria. Chissà se trovo qualche arretrato delle serie che ho interrotto.

e-ti-vengo-a-cercare

e ti vengo a cercare

« dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri, non accontentarmi di piccole gioie quotidiane; fare come un eremita che rinuncia a sé. »

Noi anije, se sospese, non stiamo bene; quindi capita che mentre stendo il bucato sul balcone, immersa in ammorbidenti fragranze, cosa che solitamente faccio con allegria – forse per l’eccezionalità dell’evento – mentre canticchio una delle tante canzoni che non amo particolarmente, mi piace e basta, ma mio malgrado conosco a memoria – come se fosse simpatico imparare a memoria qualunque canzone ascoltata più di tre volte ma non ricordarsi niente del giorno prima – capita che annusando l’aria l’umore precipiti dal secondo piano e poi giù, fino all’inferno; e probabilmente anche oltre, in luoghi bui di cui non si conosce il nome.
Esistono ancora i ristoranti cinesi dove mangi abbondantemente per 8 euro, e in queste occasioni è una cosa di cui esser felici. Soprattutto se ci si arriva alle dieci di sera e ancora danno da mangiare allegramente, dopo aver lavorato 9 ore e aver passato il resto della giornata a riordinare per poter stirare oggi pomeriggio e questa sera; mr. cumulo ieri l’ho beccato mentre cercava di uscire dalla finestra per andare a richiedere l’emancipazione in quanto indipendente. E forse è proprio per questo assurdo progetto di usare quel marchingegno infernale che toglie le pieghe con un po’ di calore e tanta fatica, che oggi il tempo è atrocemente brutto e freddo da far paura – con le cime delle montagne innevate, proprio a distanza di due giorni dalla *sua* frase « che belle, le montagne, senza un filo di neve » mentre percorrevamo il ponte del mio panorama preferito. Stasera passerò anche dall’estetista – per la prima volta in vita mia – perché io non ho tempo ne voglia di prendermi cura del mio aspetto quindi è giusto e doveroso pagare perché lo faccia qualcun altro.

« questo secolo ormai alla fine, saturo di parassiti senza dignità, mi spinge solo ad essere migliore con più volontà. »
work

work

Il lavoro consiste nella costruzione di siti web (grafica, programmazione, e tutto), in programmazione php e gestione e manutenzione di una community derivata dalla vendita del codice di iobloggo (quello che faccio ogni giorno già per iobloggo). La Web Agency in questione è sicuramente molto solida. Hanno già anticipato che sarebbe un contratto a tempo indeterminato. Hanno già fatto capire che ovviamente il tenore di vita sarebbe più alto con conseguente stipendio adeguato anche se per ora, almeno fino a giovedì, non si è parlato di cifre. E’ il lavoro che vorrei fare in tutto e per tutto, garantirebbe (teoricamente) uno stipendio più alto e una possibile carriera; soprattutto per il fatto che è a Milano; proprio Milano, la città perfetta.
E’ la terza occasione che ho di spostarmi da Biella per essere inserita in realtà lavorative affermate, solide e molto più concordanti a quello che vorrei fare. Una a Milano, una a Genova. Comincio a pensare di stare intralciando il destino (sono una fatalista, ahimè) a forza di rifiutare e fare orecchie da mercante.
Quando ero piccola andavo spesso a Milano con mio padre, dove lavorava lui; l’asfalto caldo di Agosto, le macchine, i marciapiedi; so che sembra assurdo, ma a me piace. La metropolitana, il rumore esterno e il silenzio interno, l’estraneità della folla; il Duomo, le grandi piazze, i grandi negozi; ho sempre amato Milano e sembra assurdo ma mi piace ancora oggi. Il legame che ho con la mia città però è tutt’altra cosa. E le persone che ho qui – anche se poche – ci sono; se una sera ho voglia di bermi una birra, posso farlo. Lì sarei sola – a parte, certo, *lui*, ma sempre sola. Sarei più vicina a *lui* ma lontano da qualsiasi altro affetto, da qualsiasi altra conoscenza.
Ho passato il weekend a mugugnare e piangere, per questa scelta; mi viene da vomitare a pensarci: è una scelta che cambia la vita. E’ una scelta importante, e io non mi sento in grado di affrontarla. E il magro pensiero di affrontarla con *lui* peggiora solamente le cose: *lui* c’è adesso. E tra un mese? Non posso, davvero, contarci. Sarei sola, completamente sola, in una città che non conosco e in cui la solitudine è molto più facile e viscerale che qui, ai piedi delle mie montagne.
Poi c’è il problema delle dimissioni; non so se trovo il coraggio di farlo; qui dove sono mi hanno accolta su due piedi, non mi hanno fatto alcun torto; lo so che – come continuano a dire tutti – è un rapporto lavorativo e io non devo niente perché se loro non avessero bisogno mi lascerebbero a casa (a malincuore, forse, ma certo non mi pagherebbero per far niente). Lo so, lo so, però io mi sento in colpa lo stesso.
E il trasloco! Sto lì appena da un anno, accidenti. Non avevo nemmeno ancora finito di imbiancare, e dovrei ora impacchettare tutti i miei nuovi mobili e trasferirmi di nuovo? Il quinto trasloco, il quarto trasloco in 4 anni. Io sono una persona sedimentaria; i traslochi mi sconvolgono.

Mille problemi.
Giovedì il colloquio in cui si parlerà di stipendi e cose del genere.
E io credo proprio che accetterò, se lo stipendio è valido.

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