Ho una bottiglia rosa in mano. Il pavimento è freddo, marmo bianco a contatto con le gambe nude.
Ho dell’alcool che scivola verso gli occhi. Non sono riuscita a trovare il cotone. Sono crollata a terra prima di trovare qualunque cosa che non fosse questa bottiglia. Disinfettanti qua non ce ne sono. Non voglio rischiare un’altra infezione.
E’ che sembra non bastare più. Sembra dover essere sempre più forte, quel male, per poter calmare quello che sento.
E’ alcool su ferite aperte, su ferite che sanguinano come se non dovessero più smettere. Mentre cerco di togliere i pezzi di pelle dalle mie stesse unghie. Mentre c’è chi si volta dall’altra parte e torna a dormire, fingendo di non vedere.
E nello specchio vedo la faccia di un clown triste, esausto, con lacrime impastate a mascara e matita nera. Strisce rosse scendono dalle tempie fino al mento, squarci di sangue e alcool che gocciola sul collo, orecchie che pulsano e sangue che scivola nel lavandino.

chiudo gli occhi