Qualcuno, stanotte, è arrivato sul mio blog cercando una frase esatta.
« credevo fosse passato il tempo in cui mi chiudevo in camera dopo che mia madre mi riferiva che le maestre delle elementari dicevano che ero brava ma potevo dare di più. invece la gente continua a farlo. »
Non vorrei divagare ora sulle problematiche di chi cerca una mia frase esatta d’un paio di anni su google; piuttosto, mi ha colpito rendermi conto di aver pensato la stessa cosa appena la settimana scorsa. Con le stesse parole; senza accorgermene, lo penso così spesso che ormai è un pensiero standard, preconfezionato. La settimana scorsa era un pensiero destinato a un tizio, su ciao.it, che dopo aver letto una mia recensione mi ha commentata con un « beh, dai, come prime opinioni non c’è male. ma puoi fare di meglio su :) ». Un perfetto sconosciuto, mi viene a commentare una cosa del genere. Ma cosa ne sai? Cosa ne sai di quello che posso fare, di quello che voglio fare?
Detesto l’arroganza di questo genere. L’arroganza di aspettarsi qualcosa di preciso da uno sconosciuto.
E l’arroganza di sentirsi superiori a tutti, amici compresi, in qualunque circostanza. E questo c’entra con certi log riletti l’altro giorno, in riferimento a una divertita accusa di essere troppo cattiva circa certe persone. Pensandoci, è passato tanto tempo, in effetti, e mi rimane l’astio verso la persona ma non esattamente il motivo; è bastato rileggere un vecchio log per isolare tre frasi che bastano per ottenere il mio risentimento per una vita, gratuitamente e senza impegno.
E l’arroganza di insultare chi in disaccordo con le proprie idee. L’arroganza di ritenersi detentori della Verità assoluta, l’arroganza di saper distinguere il bene dal male senza alcun margine di errore. L’arroganza di sentirsi Dio. L’arroganza di sentirsi arrivati a vent’anni. L’arroganza che fa dare la colpa di tutte le proprie situazioni al caso, o al resto del mondo.

L’arroganza ha milioni di forme. Le meno eclatanti e più comuni sono quelle per me più insopportabili.