Non riesco a concentrarmi. Le braccia sono estremamente pesanti, da muovere su e giù dalla scrivania. Sarà il malditesta; sarà la stanchezza. Saranno le immagini del sogno di stanotte, con le loro voci e le loro sensazioni, che continuano a girarmi in testa. Io ancora non lo so, se i sogni vanno tutti interpretati, o se alle volte sognamo semplicemente perchè ci viene in mente una cosa. Io preferisco non interpretarlo il sogno di stanotte. Come molti altri. L’angolo era come quello della mia baita, del letto di mio padre. Una parete a destra e una di fronte; dietro e a sinistra il nulla, la fine del sogno. Sotto, un letto. Morbido o rigido, non aveva importanza perchè era come se non fossimo realmente appoggiati su quel materasso. Io e lui, alto, con i suoi capelli lunghi legati nel solito codino. Con le mani calde, e grandi. La pelle elastica, setosa e morbida, quella che piace tanto a me. Sono sopra di lui, lui si muove, lentamente. Gode. Io penso a tutt’altro; non sento niente, non fingo neppure. Mi fermo, con i capelli che mi cadono davanti alla faccia, lo guardo di sbieco tra un ciuffo e l’altro mentre gli chiedo « non ti ricordi di me? ». Appoggio le mani alla base del collo, i palmi premuti sul petto; stringo le gambe attorno alle sue. Lui è lì, impotente, immobile, ma con il suo solito sorriso sarcastico sulla faccia. « Se avessi qui un coltello, ora, ti taglierei la gola da parte a parte ». Rivivo per un attimo quegli eventi – che alla luce del giorno sono così inutili e così poco rilevanti – gli racconto, gli dico le frasi che ho ripetuto tante volte tra me e me quando ci pensavo. Non vedo traccia di redenzione, sul suo volto; non ammette di aver sbagliato, non ammette che avrebbe potuto fare meglio; vuole smettere di parlare e riprendere l’attività precedente, non gli importa di altro.
Poi un siparietto mi avvisa che sta per iniziare un mini-sogno tratto da un racconto di Stephen King (e avviso la produzione della mia testa che non è affatto vero, che nemmeno ci somigliava lontanamete al racconto) che dura almeno dalle 8:30 alle 10:00. Alla faccia del breve racconto. Tra varie vicende, uccido un pipistrello strappandogli la testa; il suo sangue, di un bel blu fosforescente, cola a terra, dentro un tombino, e nel giro di due secondi infetta tutto tramite l’acqua; il mondo assume riflessi blu fosforescente, il tempo accelera e cercando di attraversare la strada noto che le macchine pian piano si trasformano in vetture futuristiche (intervallate da bottiglie di coca-cola a forma di tavolette di cioccolato, in confezioni di plastica rigida, dal design accattivante). La missione è andare in un negozio di magia all’interno del paese, dopo aver attraversato la strada. Mi sono svegliata mentre eravamo in questo negozio di magia, con la maga che parlava.