Io e lui. Viviamo in uno scantinato, assieme a un gruppo di amici. Che sono sconosciuti, ma sono amici; capelli lunghi, qualche anno di più, vestiti scoloriti e lisi. Guardo tutto dall’esterno, mi chiedo perfino se io c’ero, come personaggio. Il gruppo parte per una gita in bici. La sciatta donna (amica) che resta, vuole far scorrere ruhm al posto della benzina e chiede aiuto a un passante (amico) che ha tutta l’aria di essere un barbone. So già, mentre vedo la scena, che lui si arrabbierà dopo qualche ora, perchè si sente sfruttato. E che lei risponderà che è solo un gioco, che voleva solo coinvolgerlo in qualcosa. E lo penserà davvero e lui si sentirà in colpa. Dalla montagna scendono i ragazzi, sulle loro bici, con qualche biciclettaro in più. Che saluto; e mentre la donna sciatta mi lancia un’occhiata abbasso lo sguardo e smetto di sentire quello che il nuovo amico mi dice mentre passa. Evito di sentire le sue scuse, evito di credergli.
Poi io e lui partiamo. Niente più amici, niente più anni di più. Abbiamo gli stessi anni di adesso, e lui è un po’ diverso. E’ molto più ingenuo, è un po’ più bambino. Partiamo in macchina, per andare al centro di Milano. Attraversiamo l’Italia in poche ore. Lui viene picchiato. Tre volte, a sangue, con bastoni e barre di ferro. Ripartiamo, questa volta non in macchina, ma con l’immaginazione. Scopriamo di poter volare semi sollevati da terra. Ci rincorrono, in un giardino che conosco bene. Passiamo la siepe. Torniamo in macchina. Attraversiamo un quartiere con case modeste, con tanti giardini, tante altalene. Mi ricordo di aver letto che isaluna abita proprio lì, e la immagino sulla sua altalena, mentre cerco con gli occhi il suo furgoncino, che non trovo. Attraversiamo un quartiere giapponese, dove la nuova sorellina comparsa nel sogno viene comprata per diventare geisha. Arriviamo al centro di Milano, per il colloquio. Lei è una donna di classe, elegante, ben vestita, molto comprensiva. Noi siamo trapelati, lui imbarazzato e pasticcione nel parlare. Io vorrei il posto all’interno della clinica per la progettazione dei nanorobot. Lo ottengo. Da Milano a Biella, ogni giorno, e poi tantissimi viaggi di lavoro. Il mio sogno.

I’ll be dreaming my dreams
With you
And there’s no other places
That I’d lay down my face
I’ll be dreaming my dreams with you