Scheda
Genere: Drammatico
Regia: Lars Von Trier
Cast: Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Willem Dafoe, Chloë Sevigny, Danny Glover
Durata: 139′
Data di uscita: 28 Ottobre 2005

Trama
Questa è la strana e sconvolgente storia della piantagione Manderlay. Manderlay si estende in una zona isolata da qualche parte nel profondo sud degli USA. Nel 1933 Grace (Bryce Dallas Howard) e il padre (Willem Dafoe) hanno lasciato Dogville, con l’indimenticabile verdetto di Grace: se c’è una città senza la quale il mondo sarebbe migliore è proprio quella. E hanno deciso di andare a Denver. Ma stare lontani da casa è una faccenda seria nel mondo dei gangster, i topi ballano quando il gatto non c’è. Il padre di Grace e la sua banda hanno passato tutto l’inverno alla ricerca di una nuova zona in cui stabilirsi, senza risultato, e ora, in questo primo mese di primavera, si dirigono a sud per l’ultimo tentativo. Casualmente le loro automobili si fermano in Alabama, di fronte a un grande cancello di ferro, da cui pendono una sottile catena e un lucchetto. A lato del cancello una quercia avvizzita sovrasta una lastra di granito con inciso sopra a grandi lettere Manderlay. Grace, suo padre e gli uomini, che si erano fermati per mangiare e riposare, stanno per andarsene quando una giovane donna nera inizia a correre verso la loro macchina. Bussa sul finestrino di Grace. Picchia sul vetro disperata.

Secondo me
Ho letto solo ora la recensione di filmup di manderlay. Se con Dogville la recensione è fantastica, Manderlay è massacrato, letteralmente, al punto di essere appellato come un non film. Ammetto che la mia premessa a un’eventuale domanda « ti è piaciuto? » è sicuramente « beh, Dogville era un’altra cosa ». Dogville l’ho adorato dall’inizio alla fine, complice la presenza di Nicole Kidman perfetta nella parte; nell’ultima ora di film (su tre) ho provato angoscia e rabbia crudele in un crescendo che è culminato con una coperta stretta nei pugni, lacrime e un tam-tam nella testa che cercava di comunicare alla protagonista quello che doveva fare. Dogville era la rappresentazione incredibilmente perfetta di quanto l’animo e il comportamento umano se ne stiano tranquillamente fuori da ogni tipo di rigore logico e non possano di conseguenza essere affrontati con risposte logiche. Dogville è, per me, un condensatissimo e fedele riassunto della storia dell’uomo, perchè ne presenta semplicemente aspetti, cause ed effetti.
Maderley ha tutt’altro tema: meno umano e più americano. Analizza tutti i punti di vista di un determinato comportamento e li mette sulla classica piazza spoglia a cui ci eravamo abituati. E’ meno avvincente ed è decisamente meno crudo e crudele del suo predecessore. La nuova attrice non è la Kidman e si vede; sembra una bambola, ben in carne e perfettamente rosea, in un film dove tutto è magro, povero, o almeno dovrebbe esserlo. La scena in cui affronta una prova cruciale viene resa con un semplice pianto, tutt’altro rispetto agli sguardi di Nicole che trasmettono di tutto senza necessità di una lacrima. La camera è, se possibile, più traballante e decisamente meno a fuoco. Ciononostante, confrontato al resto del cinema è decisamente un bel film.

5/5