« che coraggio a scrivere tutto questo di te su un blog. »
« tu dici? beh è stata una scelta che ho fatto quando l’ho aperto. Per me questo è un diario segreto, non un blog. »

Guardavo i referrers, e tra i tanti c’era « per natale desidero solo te ». Ed eccomi lì, in fondo, decimo post, con la frase « Io so solo che per quanto possa rendermi felice un altra persona, continuo a volere solo te. ». Vado a leggere il post e, dopotutto, a quanto pare è proprio giornata. E’ il famoso post del riallacciamento post sdoppiamento. Quando avevo un blog parallelo, uno dei mille che ho avuto. Ho riportato tutti i post nel mio blog principale, quando ho potuto. Si parla di gianni, gianni/fabio, il fantomatico tipo che l’altra sera assomigliava a due persone del locale. O erano loro ad assomigliare a lui? Boh. Fattostà che oggi ci ho pensato, ed eccolo lì, il post. E sarà davvero che è dicembre. Posso scampare a questa maledizione? Tanti, troppi anni fa io e lui camminavamo esattamente sotto la mia casa attuale, diretti al bar degli amanti, il bar più deserto della città, quello in cui ci si incontra solo per storie clandestine, quando vuoi che nessuno ti veda. Quando è sconveniente che ti si noti ridere e fare la carina seduta al tavolo di un bar con un ragazzo. E ricordo a quando gli amici facevano caso agli sguardi tra me e lui, quando si usciva in compagnia. E ricordo anche il primo sms, dopo quella famosa sera. Ricordo anche le lacrime piante quando ho visto la mia stabilità frantumarsi, quando lacy entrando in casa la mattina della vigilia di natale mi ha guardata e mi ha chiesto se mi scopavo un altro. E il negare, e l’ammettere, e le giornate successive. Di lacy, che cercava di riaggiustare un rapporto che io volevo mantenere a tutti i costi, facendo sesso e poi andandosene da qualche parte a dormire. Di me, che continuavo a uscire con la persona che al momento sentivo più vicina, per quanto mi rendessi conto fosse solo uno stupido ragazzino. Di confusione e di sensazioni vivide, ruvide, sulla mia pelle. Del capodanno in casa a piangere e di tutto il periodo successivo. E l’ho superato, e l’ho accettato, e sono felice che almeno una volta in vita mia sono stata io, quella con il cuore in pezzi. In pezzi così piccoli che credevo di averli persi tutti. E sono felice di aver capito che si riaggiusta, un cuore in pezzi, che basta solo la colla giusta, e l’ho trovata. E se per tutte le storie successive c’è stata sempre un’ombra, ogni volta che rivedevo, che ripensavo alla persona per la quale avevo provato e disfato così tanto, adesso non c’è nessuna ombra, c’è solo gratitudine per essere riuscita a capire che posso amare ancora, di più e in modo migliore. Certi pezzi, una volta rotti, lo rimangono sempre. Non c’è modo di riaggiustarli, e a volte si girano in modo tale che squarciano ancora la pelle. Ma il resto, la maggior parte, è lì, è intero ed ora è ben saldo.