Sono piccola, molto più piccola di quegli enormi macchinari.
Le donne dietro i tavoloni, con le vesti sporche, sgualcite e scolorite, sono le perfette operaie inizio anni 90. Mi guardano camminare tra gli scaffali altissimi e mi sorridono, mi offrono caramelle, mi insegnano come piegare le buste.
Io giro, e rigiro, quello che mi sembra essere il magazzino più grande del mondo, passando tra scatole di biglietti, pile di carta che mi sembrano grattacieli, tutto coperto di polvere di carta e brillantini, quei brillantini che io lo so, non li si riesce mai a togliere.
L’odore di carta impregna i vestiti, si insinua nei capelli, riempie ogni senso così anche una caramella sembra sappia di carta e al tatto è una sensazione così forte che tutto, poi, sembra carta, e il fruscio è incessante e sembra di essere in un mondo di carta.

chiudo gli occhi