Altre maratona di due ore al telefono e io non ci riesco proprio, a starci dietro, non più. Dimentico le frasi, faccio confusione, perdo inevitabilmente attenzione se il monologo diventa troppo lungo. E se i concetti son sempre quelli ma solo espressi con parole diverse, mi scoccio, inevitabile anche questo.
Ho terminato chiedendo che a verbale risultasse solo la mia affermazione e insieme motivo della telefonata:
« Anche io mi chiedo se è stata solo la situazione, o se proprio non siamo fatti per stare insieme e anche tra mille anni sarebbe così; ma sono anche sicura che non è stando qui a pensarci che avrò mai una risposta »
E « Non sono ancora pronta per accettare e comprendere che anche se ci sono sentimenti veri può darsi non si possa stare insieme, devo sbatterci la testa ancora 100 volte »
E « E secondo te ne varrebbe la pena? » « Beh, sono qui al telefono. ».

A parte questo, è normale che il tapparellista, alle 9 del mattino, mentre io in pigiama leggo le email, mi si strusci addosso per passare in uno spazio che era abbastanza ampio per far passare un elefante?
E l’assessore è venuto di nuovo a mangiare al bar :)
Però poi rifletto che non ho nulla da spartire con una persona del genere.
Nè ho nulla da spartire con gli amici, nè con i conoscenti, nè con nessuno se è solo per quello.
Però è da venerdì che non piango, se non per la fine del libro, Estranei di Taichi Yamada.